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I Ill cceeppppoo ddii NNaattaallee
                           I Ill cceeppppoo ddii NNaattaallee





                           I boschi di faggio che orlavano dal basso i  ai castagni, percorreva con forza le strade
                           pascoli estivi, avevano ancora una volta    del paese. Gli uomini e i ragazzi più grandi
                           cambiato colore: agli accesi toni           erano partiti ad ottobre per andare in
                           dell’autunno si era sostituito il grigio chiaro  Maremma, chi a pascolare nelle pinete di
                           delle cortecce impreziosite dai licheni. Da  Albinia, chi a fare il carbone in mezzo alle
                           questi boschi ogni anno il babbo portava    macchie di Follonica e di Scarlino. Solo
              e  e  e  e   un grosso ceppo e lo riponeva in un         pochi di loro rientravano qualche giorno
                                                                       nel periodo natalizio. La maggior parte
                           angolo della legnaia: quello sarebbe
              l  l  l  l   diventato il ceppo di Natale...             sarebbe rimasta laggiù fino a Pasqua. Mio
                                                                       babbo, che lavorava come operaio alla
                                                  di Alessandro Bottacci
              a  a  a  a                                               Forestale, era fortunato perché poteva
              t  t  t  t         a televisione urlava uno dei suoi     restare a casa.
                                                                       I boschi di faggio che orlavano dal basso i
                                 insulsi programmi, mentre in casa si
              a  a  a  a   L respirava un’aria di strana euforia.      pascoli estivi, avevano ancora una volta
                           Era la vigilia di Natale e Michele avrebbe
                                                                       cambiato colore: agli accesi toni
              n  n  n  n   trascorso le feste dal figlio a Firenze,    dell’autunno, tutti rossi, gialli o marroni, si
                                                                       era sostituito il grigio chiaro delle cortecce
                           insieme ai nipoti e alla nuora. Avevano
                           insistito tanto e alla fine erano riusciti a  impreziosite dai giochi dei licheni. Da
                                                                       questi boschi ogni anno il babbo portava
                           strapparlo dalla sua tana di pietra
              i  i  i  i   incastonata nel piccolo borgo di            un grosso ceppo e lo riponeva in un
              d  d  d  d   Roccatramonti sulle pendici del             angolo della legnaia: quello sarebbe
                                                                       diventato il ceppo di Natale.
                           Pratomagno. La città, le luci e le mille
                           vetrine, agghindate come una falsa          Non crediate che il paese fosse
                                                                       addobbato o la gente indaffarata a
                           nobildonna, lo frastornavano, ma aveva
              a  a  a  a   accettato volentieri, soprattutto per       cercare regali inutili da scambiarsi con
                           amore dei due nipoti, Alberto e Agnese,
                                                                       auguri spesso non troppo sinceri; la vita
              b  b  b  b   con i quali avrebbe passato in casa la      proseguiva come negli altri giorni, con le
                           Vigilia, mentre il figlio e la nuora avrebbero
                                                                       stesse fatiche e le stesse gioie. Vi era in
              a  a  a  a   cenato fuori con degli amici.               più solo lo scampanio che si diffondeva
                           Dopo aver mangiato, Michele accese il
                                                                       dal campanile della chiesa, che richiamava
              i  i  i  i   caminetto e si mise sul divano, i bambini   alla celebrazione pomeridiana della
              f  f  f  f   guardavano la televisione. Distrattamente   novena.
                                                                       Nelle case non si faceva l’albero. Questa è
                           prese l’attizzatoio e cominciò a battere sul
                           pezzo di legno che crepitava infuocato,     divenuta una tradizione solo dopo la
                           ripetendo a bassa voce: “Ceppo, ceppo di    guerra. In alcune case invece si faceva il
                           Natale, portami un dono sennò sto male”.    presepe (che noi chiamavamo
                           I bambini lo sentirono e, sapendo che il    cappannuccia, umile stalla costruita con
                           nonno era sempre pronto a raccontare        rametti e muschio). Ricordo bene i pastori
                           storie della sua infanzia, gli si avvicinarono,  di gesso, la gran parte dei quali era
                           facendo scomparire l’intrattenitore di      screpolata o amputata, come un
                           turno con un click del telecomando.         drappello di eroi uscito sconfitto dall’ultima
                           “Dai nonno, raccontaci come era il Natale   battaglia. Erano appartenuti a mia nonna.
                           ai tuoi tempi!”.                            Lei era originaria dei monti della
                           Michele sapeva quanto fosse piacevole       Lucchesia, luogo in cui ancora oggi si
                           per un bambino ascoltare le misteriose      fabbricano queste statuine di gesso. E
                           cose del passato. Spense le luci e lasciò   dove le ferite del tempo non avevano
                           che quelle del caminetto pervadessero la    portato in vista il bianco dell’impasto, si
                           stanza, muovendo le ombre in una danza      potevano ancora vedere i colori tenui dei
           Il Forestale n. 31/2005  “Era freddo a Natale, su a Roccatramonti.  qualche scatola di cartone imbiancata, la
                                                                       vestiti. Mio babbo costruiva le casette con
                           sinuosa. Poi cominciò.
                           Le piccole case di pietra sembrava si
                                                                       segatura diveniva l’impalpabile sabbia del
                                                                       deserto, il muschio, raccolto da noi
                           stringessero ancora di più l’una accanto
                           all’altra, nel tentativo di non farsi penetrare
                                                                       ragazzi sui massi della Castagneta del
                           dal vento che, dopo aver scosso i faggi
                                                                       sbilenche pascolavano immobili.
                           addormentati e strappato le ultime foglie   Picci, formava piccoli prati dove pecore
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