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viaggi e avventura
dale (“Tibet della Lombardia” de- Aquesto punto debbo citare i più fa- ha nascosto in un sepolcro di ghiac-
finì Guido Piovene questa area cen- mosi “ghiacci d’Italia”. Quelli che cio, il cosiddetto “uomo del Simi-
trale alpina coperta di ghiacci pe- mantengono la loro maestosità an- lau”, corpo umano da cinquemila
renni). che se le temperature degli ultimi anni mummificato dal freddo. Si
La montagna del Gran Zebrù, sino anni sono mediamente elevate. Mi tratta di un nostro simile, il più an-
al 2001 esibiva una gemma lucente riferisco a tre, immensi: sul “Mon- tico giunto sino a noi. È pressoché
e inconfondibile: una “meringa”, te Rosa” (ai confini che ci dividono intatto e del nostro passato remoto
cresciuta sotto la vetta; sorta di al- dalla Svizzera); e mi riferisco a offre alcune certezze; con analisi
veare ghiacciato, accumulatosi per quelli del Monte Bianco. In parti- del suo corpo, delle sue vesti, delle
centinaia di anni. Con le dimensio- colare alla Brenva, il più imponen- sue armi, ha infatti consentito e con-
ni di una palazzina di quattro piani, te mare di ghiaccio delle Alpi. Di lei tinua a offrire rilevanti scoperte sui
restò sospesa sulle rocce sin quan- scrive un famoso giornalista e alpi- primi abitanti dell’Europa colpita
do, staccatasi dalla parete per il suo nista, Franco Brevini “La celebre dalle glaciazioni.
peso, precipitò a valle polverizzan- parete del Monte Bianco fa sentire L’elenco delle sorprese, delle pau-
dosi. Non sono pochi i ghiacciai di la sua selvaggia presenza anche in re, degli incanti offertimi dalle vi-
ben maggiori dimensioni svaniti nel piena notte. Alta un chilometro e sioni magiche dei ghiacciai d’Italia
nulla (gli esperti ne attribuiscono la mezzo, larga due, questa muraglia potrebbe continuare per pagine. Sa-
causa all’aumento medio della tem- ghiacciata resta uno dei grandi mi- rebbe però molto parziale scrivere
peratura); li ricordano vuoti pendii ti dell’alpinismo internazionale. di loro limitandosi a celebrarne la
rocciosi ov’erano lo Scorluzzo, il Nessun altro luogo delle Alpi è bellezza; occorre invece non di-
Vedrettino; e il ghiacciaio dei Ca- paragonabile a questa successione menticare quale tesoro essi rappre-
mosci, della Cima della Miniera, vertiginosa di canali e di creste roc- sentino per il nostro Paese. Sono ri-
del Confinale. ciose, battute dalle valanghe. Su di serve d’acqua dolce e pura per mi-
D’un altro, nelle Alpi Orobie, il Gle- lei la calotta sommitale del Monte liardi e miliardi di litri. Nella
no, restano pochi frammenti. Sino Bianco incombe con muri di serac- prospettiva di un futuro prossimo in
agli anni ’50, era una tanto vasta dis- chi alti fino a cento metri, dai quali cui si prevede che il problema della
tesa di ghiaccio e neve, da organiz- si staccano spaventose scariche di scarsezza di acque dolci (il cui con-
zarci gare di sci. ghiaccio”. sumo è cresciuto e cresce veloce-
Molte altre oasi bianche, ritenute Altrettanto imponente, all’opposto mente a livello non solo italiano, ma
perenni, stanno svanendo nel nulla; limite orientale dell’arco alpino, il addirittura mondiale) le nostre ri-
destino ormai certo per il più meri- gigante bianco che copre la Mar- serve di ghiaccio rappresentano una
dionale d’Italia, quello del Gran molada. cassaforte preziosa. Dobbiamo
Sasso, in Abruzzo. Un altrettanto famoso e celebrato quindi curarle, monitorarle, pro-
Apparendo e scomparendo a se- ghiacciaio è oggi da ricordare. Per teggerle con ogni mezzo.
conda dei climi degli ultimi inver- un motivo molto particolare. Soprattutto con una presa di co-
ni, il suo sempre più piccolo, eva- Al centro dell’arco alpino ha offer- scienza collettiva.
nescente ghiacciaio non può esser to un eccezionale dono all’umani-
certo considerato “perenne”. tà. Disteso tra Alto Adige e Austria, FOLCO QUILICI
Ad ogni tempo il suo clima
Nell’inverno precedente la mia nascita, nel 1930, il Po all’altezza della mia città, Ferrara, s’era gelato; si attra-
versava a piedi.
Mi raccontava mia madre che da anni gli inverni si facevano più freddi, i giornali parlavano “dell’inizio di una
nuova era glaciale”. Citavano l’ampliarsi dei ghiacciai alpini; e non mentivano.
In questi ultimi anni, filmando e fotografando le Alpi per una serie televisiva, sono stato frastornato dal coro dei
pessimisti che lamentavano l’inizio di una “era troppo calda” citando il retrocedere dei nostri ghiacciai.
Nemmeno loro mentono.
Il controsenso si spiega quando ci si convince che non esiste “una” verità nei fenomeni ambientali. Sono even-
ti che non si possono misurare su tempi brevi (dieci, vent’anni sono termini ridicoli, rispetto ai millenni delle
grandi mutazioni). Il nostro pianeta è sopravvissuto a ere glaciali ed ere di siccità; molte forme di vita sono
scomparse, altre sono sopravvissute a stento, altre ne hanno tratto vantaggi.
Oggi, agli inizi del terzo millennio, alcuni piccoli ghiacciai sono scomparsi, altri sono rimpiccioliti. Non è il caso
d’essere pessimisti o ottimisti. Si tratta di termini di confronto che potranno utilizzare (forse) i nipoti dei nostri
nipoti...
A noi resta la responsabilità di comportarci con saggezza. Proteggendo, utilizzando i mezzi a nostra disposi-
zione e misurandoci con la nostra coscienza di cittadini del mondo.
F.Q.
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