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…camminando



                    AVANTI C’È POSTO



            Dopo decenni di vacanze trascorse a rosolarsi sui litorali sabbiosi, sempre

              più Italiani stanno scoprendo il fascino discreto del turismo tra boschi e
            montagne. Il sovraffollamento di certe località ripropone il problema di un
               corretto utilizzo del verde che sia compatibile con i ritmi della natura


                 nche nella natura si fa la coda. E non c’è biso-  gano accadeva di peggio. I naturalisti con macchina fo-
                 sgno di andare in capo al mondo. Oggi capita di  tografica e binocolo compivano le loro osservazioni ac-
          A dover attendere il proprio turno ai camminato-     canto a orde di cacciatori armati di tutto punto. Far vo-
          ri impegnati su un sentiero dolomitico ma anche ai   lare un’alzavola o un germano reale poteva significare
          birdwatcher che visitano le più note oasi naturalistiche,  mandarli incontro a morte certa.
          o agli appassionati con zaino e teleobiettivo che hanno  Oggi l’Italia è cambiata, e questo è un bene per gli ani-
          scarpinato due o tre ore per raggiungere gli stambecchi  mali e per tutti noi. Gran parte dei ragazzi di oggi, tra le
          del Lausono o i camosci dell’alta Val di Rose.       elementari e le superiori, visita almeno una volta un Par-
          Tra la primavera e l’estate, anche i ciclisti devono at-  co, una Riserva o un’Oasi. Gli adulti, che non hanno
          tendere il loro turno per inoltrarsi sui viottoli della Mè-  questo tipo di educazione alle spalle, cercano di arran-
          sola, della Duna Feniglia e del Circeo.              giarsi: comprano un binocolo e un paio di scarpe da
          In altre parti del mondo, delle scene del genere esisto-  trekking, partono in cerca di natura, suppliscono con
          no da cinquant’anni e più.                           l’entusiasmo alla mancanza di informazione e cultura.
          La fama di alcuni parchi degli Stati Uniti, e in partico-  Alcuni, la maggioranza, si ferma nei Centri Visitatori,
          lare di Yellowstone, è cresciuta negli anni tra le due  poi s’incamminano da soli. Altri (una minoranza, ma
          guerre grazie agli ingorghi di auto e turisti tra gli orsi,  robusta) si iscrivono a corsi e visite organizzate, si af-
          che hanno ispirato Walt Disney e altri autori di cartoons.  fidano agli accompagnatori e alle guide. Qualcuno,
          Da noi, a quell’epoca, i parchi erano assolutamente sco-  ogni tano, crea problemi agli animali o a sé stesso. Rien-
          nosciuti. Ma anche trent’anni fa, quando ho iniziato a  trano in questo elenco gli escursionisti che si perdono
          frequentarle, le aree protette erano ignote agli italiani.  nei boschi, gli scout che piantano le loro tende accanto
          Certo, Benedetto Croce poteva descrivere i parchi del-  ai fiumi, i fotografi o i birdwatcher che si avvicinano
          l’Appennino come “possibili fonti di guadagni”. Per i  troppo ai nidi dell’aquila, del falco pellegrino o del
          valligiani, invece, boschi e pascoli erano sinonimo di  grifone. Certo, ci sono casi in cui è giusto reprimere.
          povertà e fatica: altro che andarci per diletto!     Chi raccoglie fiori a mazzi o tira sassi ai camosci (suc-
          Ricordo lo stupore di valligiani e guardaparco di fron-  cede anche questo, purtroppo) merita una multa sala-
          te ai primi tedeschi con grossi teleobiettivi che s’inol-  ta. Per gli altri, però, ci vogliono più informazioni. An-
          travano nelle valli del Gran Paradiso e dell’Abruzzo.  che se sempre più numerosi, i Centri Visitatori vengo-
          Nelle paludi dell’Argentario, del Delta del Po e del Gar-  no a volte presi letteralmente d’assalto. Gli agenti
                                                                              forestali e i guardaparco vengono su-
           G. Marcoaldi - Panda Photo                                         loro pazienza sono straordinariamen-
                                                                              bissati di richieste. La loro cultura e la
                                                                              te utili, però, ci vogliono più informa-
                                                                              zioni. Nei pochi luoghi dove sono in vi-
                                                                              gore - la Val di Rose, l’Uccellina e va-
                                                                              rie aree gestite dal Corpo Forestale - i
                                                                              numeri chiusi e le limitazioni stagio-
                                                                              nali di accesso non sono stati accolti
                                                                              molto bene. Invece bisogna imparare a
                                                                              seguire le regole, e ancora prima ad
                                                                              aspettare. Negli Stati Uniti, in Sud
                                                                              Africa, in Canada, capita di dover pre-
                                                                              notare qualche anno prima per poter vi-
                                                                              sitare le aree più selvagge e delicate, o
                                                                              per piantare la tenda nei campsite più
                                                                              spettacolari e remoti. Da noi questa
                                                                              cultura è tutta (o quasi) da costruire.
                                                                              Cari forestali, insegnateci la pazienza.

          Attività di educazione ambientale all’interno di un’area naturale protetta             STEFANO ARDITO


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