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2017 - Relazione Annuale
ortofrutticoli, scatolame vario), che impone all’organizzazione trafficante di accedere alle
operazioni di carico e scarico di tali merci;
• occultamento della cocaina nella struttura metallica del container o sotto il pavimento dello stesso,
che richiede all’organizzazione fornitrice la disponibilità di strutture appositamente modificate o predisposte. In questo caso la stessa organizzazione invia a destinazione un tecnico capace di aprire la struttura del container per estrarre lo stupefacente;
• impiego di container utilizzati per spedizioni lecite, spesso in transito nei porti di caricamento dello stupefacente, previa sostituzione dei sigilli doganali, in borsoni che vengono poi prelevati dalla compagine destinataria nei porti di destinazione o di transito. Questo metodo, c.d. rip off, consente ai narcotrafficanti di evitare spedizioni potenzialmente sospette, atteso che un container proveniente da un Paese produttore di cocaina è soggetto a maggiori controlli e ispezioni doganali. La tecnica, per le particolari modalità, prevede il coinvolgimento di più membri dell’equipaggio, di addetti all’area doganale e a terra, al fine di garantire il carico/scarico ovvero il recupero in mare, qualora sia necessario lo scarico in punti nave prestabiliti, prossimi alla costa.
Questo metodo risulta, oggi, molto praticato anche in Italia, con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro che, oltre ad essere situato in un’area notoriamente ad alto indice di criminalità mafiosa, presenta le caratteristiche ideali del porto di transito, c.d. transshipment;
- il mezzo aereo prevede l’impiego di corrieri che, utilizzando il proprio organismo (cc.dd. ovulatori), la propria persona (cc.dd. bodypackers) o il proprio bagaglio, introducono in territorio nazionale limitate quantità di cocaina. In questo caso, il traffico è realizzato da gruppi criminali che riescono a procurarsi in proprio lo stupefacente nelle aree di produzione del Sud America e anche da organizzazioni latino- americane che hanno stabilito in Italia propri venditori. Le rotte prevedono scali intermedi, al fine di rendere più difficoltosa l’individuazione dei corrieri attraverso l’analisi dei cc.dd. “fattori di rischio” da parte delle Forze di Polizia e dall’Agenzia delle Dogane presso gli scali.
I sequestri di eroina, dopo un segnale di sensibile decremento registrato nell’anno precedente, nel 2017 hanno mostrato una certa ripresa. La forte produzione di oppio ed eroina in Afghanistan degli ultimi anni ha determinato, soprattutto nel Nord Europa, un deciso aumento di disponibilità di questa sostanza ad alta percentuale di purezza, le cui ripercussioni sono state avvertite anche sul territorio nazionale, come dimostrerebbe l’incremento del 9,70% nel numero di decessi per overdose registrato nel 2017 rispetto all’anno precedente. Nel traffico di eroina il territorio italiano rappresenta anche un’area di transito verso i mercati nordeuropei per le spedizioni marittime in partenza dalla Turchia e per quelle provenienti dai diversi segmenti bocchi della c.d. “rotta balcanica”. Entrambe le direttrici mantengono, tutt’oggi, una posizione di centralità nell’inoltro dell’eroina afgana verso i mercati di destinazione europei, dove le organizzazioni criminali turche e albanesi hanno assunto un ruolo egemone. Alle due citate principali rotte si aggiungono, in alternativa:
- quella del Caucaso meridionale, utilizzata dalle organizzazioni turche per alimentare il mercato tedesco e nord europeo, che prevede, dall’Iran, l’inoltro dell’eroina sulla direttrice Armenia (o Azerbaigian), Georgia, Mar Nero, (Moldavia) Ucraina e frontiera nord orientale dell’Unione Europea;
- quella che dal Pakistan giunge via mare nei territori degli Stati sudorientali dell’Africa e nelle isole dell’Oceano Indiano sfruttando il sostenuto traffico commerciale o le numerose flotte pescherecce che battono quei mari per poi essere inoltrata nei mercati europei e statunitense (in via residuale) attraverso l’impiego di corrieri “a pioggia” oppure con ulteriori spedizioni marittime su container dirette verso i porti Nordeuropei;
− quella aerea che dal Pakistan giunge in Europa per mezzo di corrieri imbarcati su voli diretti oppure
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