Page 207 - SilvaeAnno01n03-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 207
Primo studio sulla diffusione spontanea della vegetazione nelle pinete dell’arco jonico-materano
L’area retrodunale è rappresentata da terreni a maggiore tenore di
argilla, di origine fluviale, la cui quota altimetrica si attesta intorno a
meno di 1 metro dal livello marino.
La caratteristica principale è quella di risultare parzialmente som-
mersa durante buona parte del periodo invernale da acque fortemente
salmastre che condizionano la vita di molti vegetali.
In passato, in tali aree, ricorrendo spesso alla sistemazione del terre-
no con mazzuoli, sono stati tentati diversi rimboschimenti; i risultati
sono stati modesti dove il franco di coltivazione era consistente e delu-
denti nelle quote ancora più basse dove l’attecchimento e il successivo
accrescimento sono avvenuti con difficoltà o non sono avvenuti affatto.
Oggi, il retroduna appare come una zona parzialmente rimboschita,
tra l’altro, in alcuni casi, più volte interessata da incendi, nella quale, ove
presente, insiste una formazione forestale costituita prevalentemente
da P. d’Aleppo ed A. saligna.
Nelle zone con elevata densità il bosco assume struttura biplana
con un evidente strato di alberi dominati, alcuni dei quali morti e altri
seccaginosi.
Nella zona ancora più retrostante a quella precedente, quella della
duna antica, è presente un’ampia fascia forestale il cui stato vegetativo
può ritenersi, in genere, buono. Grazie alle condizioni ambientali più
favorevoli, considerevole distanza dal mare e maggiore quota altimetri-
ca, tale complesso forestale ha avuto la possibilità di affermarsi meglio
e di accrescersi maggiormente sia in diametro che in altezza.
La specie forestale più rappresentata è il P. d’Aleppo, però, ad aree
alterne, risultano diffusamente presenti anche l’A. saligna, l’Eucalipto,
il P. domestico ed il Tamerice. Sporadicamente sono presenti anche il
Cipresso comune, il P. marittimo, il P. delle Canarie (Pinus canariensis
Sweet.), la Casuarina, ecc.
Senza dubbio le specie che hanno dato i migliori risultati sono il P.
d’Aleppo, l’A. saligna ed il Tamerice (Tamarix gallica L.); il P. domestico, inve-
ce, ma limitatamente nelle zone più salmastre, ha dato risultati scadenti.
La pineta, realizzata in periodi successivi fin dal 1935, se sottoposta .3
ad interventi selvicolturali, tesi a migliorare la struttura e lo stato fito- oI-n
sanitario, mostra anche fenomeni di naturalizzazione dovuti alla diffu- n
n
A
SILVÆ 219

