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Coordinamento Territoriale per l’Ambiente per il Parco nazionale del CILENTO E VALLO DI DIANO
stratificazioni, che si ritrova in corrispondenza del bacino idrografico
dell’Alento e sulla costa nord, e il calcare, ricco di cavità carsiche, pro-
prio dei complessi montuosi interni (Alburno-Cervati) e della parte meri-
dionale. Il profilo orografico è ovunque marcato, spesso aspro. Ridotte in
estensione sono le zone pianeggianti, per lo più in corrispondenza dei
fiumi principali, l’Alento sulla costa e il Tanagro nel Vallo di Diano. Altri
fiumi del Parco hanno carattere torrentizio e corso nervoso, come il Min-
gardo, il Bussento e lo stesso Calore, affluente nel Sele a Nord del Parco,
che ne ospita solo il tormentato corso superiore (Gole del Calore). Le cime
più importanti sono: Cervati (1898 m), la più alta della Campania, Albur-
ni (1742 m), Gelbison, detto Sacro Monte (1705 m), Motola (1700 m),
Monte Centaurino (1433 m), Cocuzzo (1411 m), Bulgheria (1224 m). La
costa è bassa e sabbiosa dal fiume Sele ad Agropoli, e poi nel tratto di lito-
rale tra Casal Velino ed Ascea; altrove, invece, è alta, spesso crivellata di
grotte e insenature.
Il Cilento è conosciuto come terra dalle dolci morfologie collinari, rico-
perte da distese di ulivi verde-cenere che si rispecchiano nel blu del Tirre-
no e, allo stesso tempo, terra dalle morfologie molto aspre profondamente
incise da vivaci torrenti, boschi di castagni e di lecci, paesi abbarbicati alle
rocce o adagiati sulle rive. Pochi immaginano che a determinare questo
affresco, fatto di forme e colori suggestivi apparentemente in forte contra-
sto, sia la duplice natura geologica delle rocce che lo costituiscono : quella
del “Flysch del Cilento e quella delle “rocce calcaree” che costituiscono i
complessi montuosi interni (Alburno-Cervati) e meridionali.
Sulla costa alta, il Flysch si caratterizza per la fitta stratificazione
delle rocce che talora assumono forme e colori particolari; i paesaggi che
ne derivano si riconoscono per le morfologie spesso dolci e per la maggio-
re presenza della macchia mediterranea.
Verso l’interno del Parco il paesaggio cambia: siamo nel “regno” delle
rocce calcaree, al cospetto dei massicci carbonatici degli Alburni e del
Cervati. Il territorio, modellato dalle forme carsiche, dall’asprezza di
taluni versanti segnati da una intensa tettonica, dalle grandi fosse scava-
te da torrenti perennemente in piena, si presenta con un aspetto lunare
reso brullo dalla “povertà” dei terreni, anche se, là dove le condizioni del
suolo e delle acque lo permettono, esso diventa ricco di boschi mediter-
ranei e faggete o di prati a lavanda. Il fenomeno carsico è particolarmen-
te spinto nei Monti Alburni con le magnifiche testimonianze della grotta
di Castelcivita lunga quasi 5 km; della grotta di Pertosa accessibile per un
tratto con zatteroni; e della grotta dell’Auso presso S. Angelo a Fasanel-
la e ancora delle gole profonde prodotte dal fiume Mingardo nel tratto di
attraversamento del Monte Bulgheria. Tagli profondi, che incidono il
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