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INTRODUZIONE
Il nuovo codice dei contratti pubblici non porta il nome che gli chiedeva
la legge delega (“codice degli appalti pubblici e dei contratti di concessione”) e
neppure quello più stringato proposto nel parere del Consiglio di Stato (“codice
dei contratti pubblici”) ma ha quello ben più ridondante di “Attuazione delle
direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei
contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli
enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi posta-
li, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici
relativi a lavori, servizi e forniture”.
Pubblicato come supplemento alla Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19 aprile
2016 ed entrato in vigore immediatamente, sebbene non integralmente, il
D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 giunge sul filo di lana della scadenza del termine
biennale per il recepimento delle tre direttive comunitarie in tema e a quasi dieci
anni esatti di distanza dal precedente D.Lgs. 12 aprile 2016, n. 163.
La delega legislativa, contenuta nella L. 28 gennaio 2016, n. 11, aveva un
contenuto ampio e articolato e la sua tardiva emanazione aveva lasciato ben
pochi spazi al Governo per la sua attuazione. E quindi il minimo lasso tempo-
rale per la preparazione del decreto legislativo, unito al concetto che il sistema
andasse semplificato tramite il ridimensionamento normativo, ha portato
all’emanazione di un testo che mira espressamente alla sinteticità e che intende
caratterizzarsi per più contenuti innovativi.
In merito al profilo dimensionale, la valutazione della coerenza tra il risul-
tato e le aspettative potrà farsi più avanti.
È infatti ben vero che il codice, con i suoi 220 articoli e XXV allegati,
appare leggermente più snello del codice del 2006 nella sua ultima versione (ma
più ponderoso rispetto a quella iniziale).
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