Page 134 - Rassegna 4-2016
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PANORAMA INTERNAZIONALE
Nel giugno 2016, presso il CoESPU, alla presenza del Presidente della
Camera dei Deputati e del Segretario Generale dell’OSCE, è stato avviato il
primo di una serie di corsi diretti a rafforzare la capacità dei 57 Stati partecipanti
all’OSCE di rilevare i casi di traffico di esseri umani e di fornire protezione e
assistenza alle vittime che cadono nelle mani dei gruppi di trafficanti operanti
lungo le rotte di migrazione.
Il corso è rivolto a magistrati, operatori delle Forze di polizia e personale
civile dei cinquantasette Paesi dell’OSCE impegnati nel contrasto al traffico di
esseri umani, sulla base di un programma addestrativo che, tra la fine del 2016
e il 2017, avvalendosi delle strutture del COESPU di Vicenza, comprende tre
esercitazioni pratiche a cui prenderanno parte circa duecento funzionari.
In questo quadro, sono attive iniziative di cooperazione e partenariato con
strutture di Polizia in Asia, nel Medio Oriente, nei Paesi dell’Est Europa, nel
continente Africano, in particolare nell’area del Sahel e del Corno d’Africa e nel
Sud America.
Indicative le progettualità di sostegno della Polizia dell’Uganda, dei
Carabinieri moldavi, della Polizia somala, delle Polizie irachene, di quella indo-
nesiana, della cinese People Armed Police, e di tutte quelle che hanno chiesto l’as-
sistenza per la formazione del proprio personale secondo il modello istituzio-
nale dell’Arma.
È una proiezione sviluppata dall’Arma in sinergia con le altre Istituzioni
dello Stato, secondo un approccio multidimensionale che vede i Carabinieri al
fianco del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale,
secondo un approccio che promuove il “Sistema Paese”.
Infine non può non essere menzionata la valorizzazione delle expertise di
nicchia del Corpo Forestale dello Stato, che dal 1° gennaio 2017 confluiranno
nell’Arma quali nuove potenzialità che mirano a promuovere la tutela del terri-
torio, dell’ambiente e del patrimonio agro forestale in ogni Paese e in ogni loca-
lità, anche attraverso il rispetto dei dettami dell’art. 35 e 55 del Protocollo
Addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1977, che vietano danni durevoli,
estesi e gravi all’ambiente naturale durante la condotta delle operazioni belliche.
Tali temi, come quello delle attività di polizia a tutela del bene primario dei
nostri Paesi, il territorio, costituirà una delle nuove frontiere che l’Arma apre
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