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LIBRI
Ed è proprio questa sua tensione morale, mai risolta, a def nire il tono malin-
conico e inquieto dell’intero romanzo, ponendo inevitabilmente la sua crisi interiore
al centro del racconto. L’autore non si limita a descrivere il dolore individuale, ma
espone un contesto di violenza quotidiana che non ha bisogno di atti clamorosi per
risultare opprimente. Attorno all’enigma dello scheletro ritrovato, Mencarelli ci
mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e vio-
lenza. Questa tematica è indissolubilmente legata all’ambientazione. La scelta di
Latina, infatti, non è casuale: è un territorio che porta con sé una memoria storica
ingombrante, quella del fascismo. Come citato in copertina, a raggrumarlo, a
cementarne le fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa
e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una
città, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria. Un’energia distorta che
entra nei corpi e nelle menti, e che si manifesta come pulsione odiosa, deflagrazione
di virilità frustrata, gesto feroce e autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consue-
tudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia.
Questa violenza trova la sua massima espressione nel personaggio del brigadiere
Liberati, f gura centrale descritta come un personaggio cupo e corrotto, che suscita
repulsione e attraverso il quale il romanzo rappresenta le ombre più profonde del-
l’animo umano. Circosta, nel frattempo, assiste da testimone, quasi inerme, spesso
scegliendo di tacere di fronte alla dif coltà di andare controcorrente. E per chi con-
serva ancora un barlume di morale, la strada del silenzio si rivela la più faticosa.
Fedele alla tradizione del noir classico, Mencarelli sceglie comunque di privilegiare la
deriva psicologica dei suoi personaggi piuttosto che la costruzione di un’indagine
vera e propria. Il ritrovamento del corpo è un mero innesco narrativo; ciò che conta
non è come si è morti, ma cosa quella morte provoca nei vivi. Il romanzo esplora
anche la centralità del desiderio sessuale, quasi ossessivo per il protagonista, come
forza che rivela solitudine e fragilità. In queste oscurità, si muovono le anime che
Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla
disperazione, intossicate da errori e sogni. Ed è nella medesima atmosfera che si anni-
da la tematica f nale: in loro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione
e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coerci-
zioni. In buona sostanza, Quattro presunti familiari assorbe e riassume gli stilemi del
noir per spingere l’analisi in profondità: più che alla risoluzione dell’enigma, il letto-
re è interessato alla colpa, all’attesa e al desiderio. Daniele Mencarelli si serve del gene-
re per parlare della dif coltà di scegliere chi essere, del peso dell’uniforme, e di quella
zona grigia in cui il dolore altrui e la corruzione diventano impossibili da tenere a
distanza, ma in cui è ancora possibile intravedere un barlume di una verità liberato-
ria. Dopotutto, quello che vi appresterete a leggere è il noir dell’attesa e della crisi
morale.
Luogotenente CS
Alessio Rumori
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