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Libri
Daniele Mencarelli
Quattro presunti familiari
Sellerio editore Palermo, 2026, pp. 304, euro 16,00
Con Quattro presunti familiari, Daniele
Mencarelli, già noto come poeta e scrittore di opere
intense e dirette come Tutto chiede salvezza e Fame
d’aria, si confronta per la prima volta con il genere noir,
pur rimanendo fedele alla sua impronta unica e persona-
le, profondamente umana e introspettiva. Il risultato è
un romanzo che utilizza la cornice del giallo non tanto
per inseguire la dinamica del crimine, ma, piuttosto, per
esplorare la deriva psicologica e morale dei suoi personag-
gi in un contesto di crudo realismo e profonda intimità.
La vicenda ha inizio a Norma, in provincia di Latina, dove è rinvenuto uno
scheletro con qualche brandello di pelle ancora attaccato ai miseri resti. Ciò che
rimaneva, f nito nella macchia molti anni prima, è stato preservato solo dalla fatalità
e dalle particolari condizioni ambientali. A occuparsi del caso sono i Carabinieri di
Latina, nella persona del maresciallo Damasi e dell’appuntato Circosta. A causa delle
condizioni del corpo che non permettono la tempestiva identif cazione, la narrazio-
ne si concentra sull’attesa straziante di tre famiglie - i Martelli, Lucio Marini e Liliana
Parrino - convocate per il test del DNA, chiamate a essere i “quattro presunti fami-
liari”. Chi avrà lo stesso DNA recuperato dallo scheletro vincerà una lotteria lunga
anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il proprio congiunto spa-
rito nel nulla.
È proprio questa attesa a costituire il perno intorno al quale ruota l’intera
vicenda. Mencarelli eleva i familiari a veri e propri coprotagonisti, riprendendo un
tema a lui caro, ovvero portare l’attenzione del lettore alle f gure ai margini della
società. La loro esistenza è descritta come un limbo, un purgatorio terreno dettato
da anni di sof erenze e dall’assenza di risposte sulla sorte del congiunto (rispettiva-
mente una f glia, una madre, una sorella). In questa sospensione fastidiosa e insop-
portabile, la speranza di ritrovare la persona amata ancora in vita si alterna al bisogno
f sico, quasi inconfessabile, di una f ne, di un punto fermo.
L’autore sorprende nel descrivere come questi personaggi arrivino quasi a spe-
rare che i malcapitati resti appartengano davvero al loro caro scomparso. Non per
crudeltà, ma per pura stanchezza emotiva. Continuare a vivere in quell’incertezza è
una forma di dolore che consuma l’anima, che corrode da dentro, riducendo i copro-
tagonisti a f gure smarrite, a “fantasmi” che sembrano già appartenere in parte all’al-
trove. L’attesa, in questa metafora, diventa un vero e proprio inferno. A osservare
questo dramma umano è l’appuntato Circosta; il suo sguardo, più che sulle indagini,
si concentra sui dettagli minimi e sulle reazioni emotive delle persone coinvolte. Il
giovane carabiniere però è anche un uomo in piena tensione morale, che gravita
all’interno di un contesto segnato da abusi, violenza e corruzione. Circosta è a un
bivio: se da un lato coltiva il desiderio di ben apparire al suo superiore, dall’altro
tende ad adagiarsi sulla strada più comoda e facile da percorrere.
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