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DifESA E NUovE SfiDE
5. Conclusioni
Da quanto esposto emerge chiaramente che nei paradigmi della nuova com-
petizione geostrategica, in cui la guerra non dichiarata si fa permanente quanto
invisibile, le nostre menti sono i bersagli strategicamente più paganti. Leva impre-
scindibile delle azioni ibride, la guerra cognitiva mira a dividere il fronte interno
delle nazioni avversarie, cercando di guadagnare sia il consenso di intere opinioni
pubbliche che di individuate categorie di cittadini, da orientare verso scelte politi-
che e valoriali spesso con le stesse collaudate tecniche con cui le medesime, preven-
tivamente categorizzate e profilate, vengono indotte a formulare scelte di acquisto
di beni e prodotti dalle dinamiche comunicative del marketing.
Le nostre persone e i nostri dati sono molecole di un tessuto sociale permanen-
te immerso in sistemi comunicativi reciproci in cui la tecnologia dei social media e
dell’intelligenza artificiale ci studiano, analizzano e profilano, catturando le nostre
scelte e i nostri comportamenti di cui lasciamo continue tracce elettronicamente rile-
vabili, spingendoci in direzioni preordinate. Suscitare sapientemente il potenziale di
protesta e di reazione è in questa prospettiva più strategico che produrre armi di
distruzione di massa. queste ultime servono solo a bloccare la forza avversaria con
una forza pari e contraria, mentre l’azione esercitata sulle menti rende queste ultime
privilegiato e potenziale vettore d’instabilità, soprattutto se le idee sono state stimo-
late e costruite con campagne sapientemente orchestrate per distorcere la realtà. per
usare un non elegantissimo termine di Lenin, che sarcasticamente ne stigmatizzava
lo scarso spessore intellettuale, nonostante l’indubbia funzionalità rispetto alle esi-
genze dell’unione sovietica, in ciascuno di noi dorme un “utile idiota”.
Quest’epiteto veniva attribuito ad occidentali che, inconsapevolmente manipo-
lati, simpatizzavano per il sistema politico sovietico, costituendo preziosissima quinta
colonna nei loro paesi. una massa intellettualmente debole e priva di resilienza, oggi
più di allora alla mercè di raffinati propagandisti.Questo dobbiamo comprendere
dunque: che siamo tutti possibili target e che solo la nostra pervica capacità di decide-
re di filtrare con la nostra ragione il sistema di messaggi diretti e subliminali in cui
siamo immersi può tutelarci dal divenire inconsapevoli vettori, oltre che passivi recet-
tori, di azioni di guerra cognitiva. nel contempo le autorità dovranno provvedere stru-
menti sempre più raffinati ed idonei a prevenire e reprimere condotte di dolosa distor-
sione della verità, funzionali a minacciare la nazione. Un’ attività di contrasto lontana
da ogni tentazione di censura, da declinare assicurando l’assoluto e convinto esercizio
dei diritti democratici, dei quali quello di espressione è il più caratterizzante.
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