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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



             relativo alle vicende accadute alla data dell’armistizio presente nel Diario storico
             della Legione stessa, redatto a conclusione della guerra e con la piena ripresa
             operativa dell’Arma, perché esso sintetizza correttamente il repentino dipanarsi
             degli eventi: Gli avvenimenti politico-militari del settembre 1943 non hanno intaccato la
             salda compagine dei reparti della Legione, che, malgrado la violenta bufera rovesciatasi su
             buona parte del territorio, sono rimasti al loro posto. All’atto dell’armistizio con le Nazioni
             Unite le provincie di Matera, Foggia e Campobasso furono completamente assoggettate alle
             devastazioni, azioni belliche, deportazione, delle truppe d’occupazione germaniche, mentre
             quelle di Bari e Taranto lo furono in parte. I reparti della Legione, sfidando l’ira, le minacce,
             la caccia affannosa dei tedeschi, fino al limite delle umane possibilità, rimasero al posto, assu-
             mendo, dove fu possibile, atteggiamento di guerra e dove le circostanze non lo permisero sot-
             traendosi ad ogni collaborazione con il nemico.
                  Vere e proprie azioni di guerra furono operate da un battaglione di allievi carabinieri
             autocarrati, al comando del Ten. Colonnello Perrone-Capano e da un gruppo di carabinieri
             reduci dalla Dalmazia al comando del capitano Roncoroni, che nella zona Garganica affron-
             tò, disperdendole, prevalenti forze motorizzate germaniche (per quest’ultimo episodio sono
             state concesse due ricompense al Valor militare).
                  A Bari - ove vi furono tentativi di occupazione della città da parte tedesca - uno speciale
             reparto di formazione, forte di circa un migliaio di uomini, fra ufficiali e truppa, assunse la
             difesa della caserma legionale “Bergia” - situata in felice posizione tattica a difesa della
             nazionale  per  Brindisi  -  che  venne  apprestata  a  caposaldo,  al  comando  del  Colonnello
             Romano dalla Chiesa, comandante la Legione, e dal Ten. Colonnello Tuccari, vice coman-
             dante. Il caposaldo fu dotato di un potente volume di fuoco di armi automatiche, mitragliatrici
             e  fucili  mitragliatori  ed  una  esuberante  scorta  di  munizionamento  individuale.  Concetto
             d’azione: difesa del caposaldo ad oltranza con azione difensiva ed offensiva, allo scopo di
             impedire o almeno ritardare la marcia dei reparti germanici su Brindisi, sede reale e del
             Governo. Le altre caserme della città furono egualmente apprestate per la difesa ad oltranza.
                  Particolare sviluppo fu dato al servizio informativo circa dislocazione e movimenti di
             truppe tedesche. Militari in abito simulato percorsero a piedi centinaia di chilometri e con
             mezzi di fortuna, superando pericoli, disagi e privazioni, per missioni di guerra, dando pre-
             ziosa collaborazione ai comandi dell’Esercito Italiano e alle Forze Alleate.
                  Quasi 2.800 militari dall’Italia occupata, dalla Francia, dai fronti balcanici, dalla
             Corsica, varcarono le linee di combattimento, a rischio della vita, presentandosi alla Legione,
             unicamente spinti dal sentimento dell’onore. Così rilevante sforzo morale, l’attaccamento alla
             Patria e alle sue Istituzioni, è stato altamente riconosciuto da Autorità Militari Italiane ed
             Alleate.
                  45 caduti, 187 dispersi e prigionieri, 2 medaglie di bronzo al Vm, 9 promozioni per
             merito di guerra, 7 croci di guerra al Vm, 202 encomi solenni, fra i quali 4 al comandante

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