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LIBRI



             In questo nuovo contesto politico, sociale e internazionale, la rimozione del
          passato ha fatto dimenticare questo lavoro che Ferdinando Scala invece ha recupe-
          rato e fatto riemergere. Si deve alla determinazione del curatore (anch’egli ex-allie-
          vo di quella Scuola Militare “Nunziatella”) la pubblicazione di una edizione che è
          riuscita a racchiudere tutte e tre quelle originarie. D’altronde sarebbe stata l’unica
          persona in grado di farlo tenuto conto che, nel suo lungo lavoro di ricostruzione
          dei profili di carriera di tanti ex-allievi, si era già imbattuto su Armando Tallarigo
          al  punto  di  dedicare  un  lavoro  monografico  sulla  sua  vita  in  armi  (Ferdinando
          Scala,  Il  Generale  Armando  Tallarigo  -  Dalla  leggenda  della  Brigata  Sassari  al
          dopoguerra, Udine, Gaspari Editore, 2018).
             Nella prefazione al lavoro di Ferdinando Scala, ora correttamente posto sullo
          stesso  piano  dell’autore  originario,  Armando  Tallarigo,  il  colonnello  Fausto
          Bassetta uno dei più importanti studiosi di diritto militare del nostro tempo nel
          ricordare proprio il nostro autore si rifà a un testo degli anni Ottanta sulla discipli-
          na militare e su quella legge 382/1978 che riorganizzava tutta la questione discipli-
          nare integrata poi dal regolamento di disciplina militare approvato otto anni dopo
          (DPR 545/1986).
             Ebbene  quel  testo  evocato  riportava  un  passaggio  proprio  dell’opera  di
          Tallarigo che sottolinea Bassetta la citazione era proposta “in un filone di riflessio-
          ni volte a: ridimensionale gli aspetti tradizionali (considerati appartenenti a un pas-
          sato remoto) e moralistici (relativi a una asserita prospettiva autoritaria) nella trat-
          tazione della materia disciplinare militare, che avrebbe dovuto avere una esclusiva
          connotazione giuridica, eliminando ogni elemento spurio; superare la definizione
          dell’ordinamento  militare  come  settore  speciale  dell’ordinamento  generale  dello
          Stato; quindi ogni “nostalgica” sua ricostruzione autonomistica, che volesse tener
          separato  quell’ordinamento  da  quello  costituzionale;  criticare  un’impostazione
          “moraleggiante” del mondo militare, ritenuta premoderna e orami superata in un
          contesto ispirato al costituzionalismo democratico. Riflessioni sicuramente condi-
          visibili,  ma  spesso  sviluppare  nell’ambito  di  discussioni  culturali  e  istituzionali
          improntate a una certa veemenza ideologica, che ne ha condizionato l’oggettività”
          (p. 11).
             Emerge invece ben altro dal testo di Tallarigo. Con enorme forza, nelle parole
          di quello che fu il comandante della Brigata Sassari si staglia la questione etica che
          inchioda il comandante (o il capo se si ritiene) alle sue responsabilità, con il fardello
          dell’azione di comando equa improntata a quei principi morali che ne dovrebbero
          fare un vero Comandante. Lo si è accennato sopra e lo si conferma qui; Tallarigo
          rappresenta quel Comandante, si direbbe con la C maiuscola, che sa assumersi le
          proprie responsabilità e che profonde ogni sforzo per comandare i propri uomini
          nella prova più difficile che un militare possa vivere: la guerra.
             Molte riflessioni dell’autore sono ritenuti forti se nel corso delle edizioni suc-
          cessive sono limate quando non eliminate in una prospettiva bellica che avrebbe
          fatto sprofondare il nostro Paese in una delle più grandi catastrofi del XX secolo
          dopo la dittatura fascista.
             Qui il merito di Ferdinando Scala attraverso la sua azione attenta di studioso e
          divulgatore. Far emergere dall’oblio un’opera che, nonostante il periodo in cui è
          stata pubblicata, soprattutto nella prima edizione, fa emerge una riflessione impor-
          tante frutto di anni di studio e di esperienza di comando, maggiormente quella
          della Guerra Mondiale. Ma Scala fa un passo in più.
             Attraverso il suo prezioso lavoro riesce ad armonizzare le tre edizioni senza
          cancellarle, ma riportando in finale del volume le differenze più importanti anche

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