Page 183 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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8 SETTEMBRE / 7 OTTOBRE 1943.
                                          IL DIARIO DI UN TESTIMONE




                    E in questo senso, la rappresentazione che ne dà il maresciallo maggiore
               Sabatini è una chiara fotografia o forse se si vuole un filmato eccellente per
               comprendere quei giorni difficilissimi.
                    La sospensione delle operazioni militari, gli accordi ripetutamente violati
               dai tedeschi, le difficoltà di riuscire a comunicare con i reparti subordinati che
               vissero il drammatico periodo tra l’8 settembre e il 7 ottobre in condizioni di
               grande disagio e di grande stress, i drammi personali, rappresentarono senza
               dubbio la matrice che emerge nel racconto di Carlo Sabatini.
                    Nello specifico, ci sono alcuni aspetti che in queste pagine non si possono
               che enunciare brevemente:
                      il personale dell’Arma ebbe chiara la situazione e il comportamento dei
               tedeschi sin da subito;
                      i Carabinieri che prestarono servizio fuori la Capitale e sulla base della
               dislocazione  del  proprio  reparto  ebbero  vita  difficile,  da  quelli  dei  gruppi
               Carabinieri Reali di Latina (all’epoca Littoria) e di Frosinone che si videro cac-
               ciati  per  l’avvicinarsi  del  fronte  a  quelli  dell’area  di  Tivoli  che  lasciarono  i
               comandi per non prendere ordini o collaborare con i repubblichini della Milizia
               Volontaria per la Sicurezza Nazionale;
                      il chiaro atteggiamento persecutorio verso i Carabinieri del nuovo mini-
               stro per la Difesa Nazionale della neoproclamata Repubblica Sociale Italiana,
               maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani;
                      la  posizione  tenuta  dal  generale  Archimede  Mischi,  nominato  da
               Mussolini  nuovo  Comandante  Generale  dei  Carabinieri,  verso  i  militari
               dell’Arma, lasciando presagire limpidamente azioni vendicative contro chi non
               aveva intenzione di collaborare con il nuovo regime;
                      il precipitare degli eventi con la costituzione del Comando Città Aperta
               di Roma (CAR) comandato dal generale Calvi di Bergolo e il passaggio alle sue
               dipendenze del personale in servizio di pubblica sicurezza per ottenerne la col-
               laborazione dei Carabinieri, dei soldati della Divisione Piave e degli altri attori
               presenti su Roma (agenti metropolitani, guardie di Finanza, agenti di Pubblica
               Sicurezza, ecc.) rappresentò un altro segnale di diffidenza e di gestione del con-
               trollo del territorio da parte tedesca;
                      la sfiducia verso i Carabinieri, a volte dichiarata apertamente sulle pagine
               dei periodici dei fascisti, a volte mostrata sottilmente, non volendo riconoscere
               la funzione di forza dell’ordine che i Carabinieri ricoprivano.
                    Si trattava insomma di vivere uno scenario apocalittico dove la granata con
               la fiamma rappresentava un nemico per lo stato fantoccio mussoliniano, un
               nemico che andava eliminato definitivamente.


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