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LIBRI
In parallelo al fenomeno dei cosiddetti “militari democratici” che furono
descritti sapientemente nel volume di Cesare Medail, Sotto le stellette (Einaudi,
1977), prese piede tra gli agenti di pubblica sicurezza la necessità di vedere ricono-
sciuti diritti minimi e ciò sviluppò un’azione lenta ma continua che progressiva-
mente si incanalò verso la smilitarizzazione della polizia e la sindacalizzazione,
lasciando da parte gli iniziali atteggiamenti corporativi. I sottufficiali e gli agenti di
pubblica sicurezza si trovavano in una situazione paradossale: da una parte furono
stretti dalla disciplina militare gestita dagli ufficiali del corpo e dall’altra sopraffatti
dalle necessità operative dei funzionari di pubblica sicurezza; militari e civili opera-
vano con modalità e prospettive diverse impiegando lo stesso personale. Si trattava
di una dicotomia di lunghissimo periodo emersa addirittura sin dalle primissime
fasi del processo unitario del nostro Paese e mai risolta. Le guardie vissero veri e
propri patimenti nello svolgimento del gravoso servizio di ordine pubblico nel
corso del quale il personale era movimentato per tutta Italia senza la possibilità di
fruire di un giusto riposo, del riconoscimento del servizio straordinario, di un pasto
degno di questo nome. A tale situazione si sommò il disagio vissuto durante il nor-
male servizio nelle questure e nei commissariati che diede poi luogo alle prime
forme di protesta. Lentamente, fu possibile riuscire a far convergere in un’unica
piattaforma le rivendicazioni della base che passarono dalle richieste di migliorie
nel servizio di tutti i giorni a una vera e propria iniziativa collettiva che spinse la
polizia ad abbandonare definitivamente lo status militare. Fu merito di pochi “car-
bonari” se ciò, nel corso degli anni, sembrò diventare realtà sia pure tra mille dif-
ficoltà e resistenze. La legge 1° aprile 1981, n. 121 recante “Nuovo ordinamento
dell’Amministrazione della pubblica sicurezza” rappresentò il coronamento delle
aspettative di tanti che avevano creduto in tale processo di modernizzazione di un
corpo dello Stato che non riusciva a seguire il repentino cambiamento della società.
Nacque così la Polizia di Stato.
Il merito di Di Giorgio è grande: egli ha saputo e potuto approfondire questioni
poco trattate dalla ricerca scientifica studiando un fenomeno complesso, difficile e,
per il quale, le fonti sono a volte lacunose. È stato dunque possibile affiancare alla
ricerca negli archivi istituzionali, come l’Archivio Centrale dello Stato, anche quella
in archivi di alcuni protagonisti della storia italiana di quegli anni come l’Archivio
Flamigni che custodisce le carte del senatore Sergio Flamigni il quale seguì molto
da vicino il fenomeno dei cosiddetti “carbonari” e cercò di favorire le loro inizia-
tive. Ma Di Giorgio ha fatto un passo in più, superando la “sola” ricerca archivisti-
ca. Egli ha avuto la costanza e l’impegno di viaggiare per l’Italia, intervistando alcu-
ni tra i più longevi protagonisti di quegli anni raccogliendo le loro riflessioni e le
loro memorie.
In chiusura, si tratta di un libro denso di contenuti, irrobustito da una ricerca
profonda e diversificata che analizza in profondità le vicende della difficile vita
degli agenti della pubblica sicurezza e dei loro sforzi che portarono alla fine del-
l’esperienza con le stellette e all’avvio di un nuovo percorso caratterizzato da una
ricercata democraticità nella Polizia di Stato.
Tenente Colonnello
Flavio Carbone
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