Page 156 - Rassegna 2022-3
P. 156

LIBRI




               In  parallelo  al  fenomeno  dei  cosiddetti  “militari  democratici”  che  furono
             descritti sapientemente nel volume di Cesare Medail, Sotto le stellette (Einaudi,
             1977), prese piede tra gli agenti di pubblica sicurezza la necessità di vedere ricono-
             sciuti diritti minimi e ciò sviluppò un’azione lenta ma continua che progressiva-
             mente  si  incanalò  verso  la  smilitarizzazione  della  polizia  e  la  sindacalizzazione,
             lasciando da parte gli iniziali atteggiamenti corporativi. I sottufficiali e gli agenti di
             pubblica sicurezza si trovavano in una situazione paradossale: da una parte furono
             stretti dalla disciplina militare gestita dagli ufficiali del corpo e dall’altra sopraffatti
             dalle necessità operative dei funzionari di pubblica sicurezza; militari e civili opera-
             vano con modalità e prospettive diverse impiegando lo stesso personale. Si trattava
             di una dicotomia di lunghissimo periodo emersa addirittura sin dalle primissime
             fasi del processo unitario del nostro Paese e mai risolta. Le guardie vissero veri e
             propri  patimenti  nello  svolgimento  del  gravoso  servizio  di  ordine  pubblico  nel
             corso del quale il personale era movimentato per tutta Italia senza la possibilità di
             fruire di un giusto riposo, del riconoscimento del servizio straordinario, di un pasto
             degno di questo nome. A tale situazione si sommò il disagio vissuto durante il nor-
             male servizio nelle questure e nei commissariati che diede poi luogo alle prime
             forme di protesta. Lentamente, fu possibile riuscire a far convergere in un’unica
             piattaforma le rivendicazioni della base che passarono dalle richieste di migliorie
             nel servizio di tutti i giorni a una vera e propria iniziativa collettiva che spinse la
             polizia ad abbandonare definitivamente lo status militare. Fu merito di pochi “car-
             bonari” se ciò, nel corso degli anni, sembrò diventare realtà sia pure tra mille dif-
             ficoltà e resistenze. La legge 1° aprile 1981, n. 121 recante “Nuovo ordinamento
             dell’Amministrazione della pubblica sicurezza” rappresentò il coronamento delle
             aspettative di tanti che avevano creduto in tale processo di modernizzazione di un
             corpo dello Stato che non riusciva a seguire il repentino cambiamento della società.
             Nacque così la Polizia di Stato.
               Il merito di Di Giorgio è grande: egli ha saputo e potuto approfondire questioni
             poco trattate dalla ricerca scientifica studiando un fenomeno complesso, difficile e,
             per il quale, le fonti sono a volte lacunose. È stato dunque possibile affiancare alla
             ricerca negli archivi istituzionali, come l’Archivio Centrale dello Stato, anche quella
             in archivi di alcuni protagonisti della storia italiana di quegli anni come l’Archivio
             Flamigni che custodisce le carte del senatore Sergio Flamigni il quale seguì molto
             da vicino il fenomeno dei cosiddetti “carbonari” e cercò di favorire le loro inizia-
             tive. Ma Di Giorgio ha fatto un passo in più, superando la “sola” ricerca archivisti-
             ca. Egli ha avuto la costanza e l’impegno di viaggiare per l’Italia, intervistando alcu-
             ni tra i più longevi protagonisti di quegli anni raccogliendo le loro riflessioni e le
             loro memorie.
               In chiusura, si tratta di un libro denso di contenuti, irrobustito da una ricerca
             profonda e diversificata che analizza in profondità le vicende della difficile vita
             degli agenti della pubblica sicurezza e dei loro sforzi che portarono alla fine del-
             l’esperienza con le stellette e all’avvio di un nuovo percorso caratterizzato da una
             ricercata democraticità nella Polizia di Stato.

                                                                           Tenente Colonnello
                                                                           Flavio Carbone






             154
   151   152   153   154   155   156   157   158   159   160   161