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LIBRI
Pio Sirna
Rosario Livatino. Identità, martirio e magistero
Il Pozzo di Giacobbe editore, 2020, pagg. 136, euro 16,00
Lo scorso 21 dicembre 2020 le autorità vaticane
hanno promulgato il decreto che proclama Rosario
Livatino (1952-1990), magistrato ucciso dalla
Criminalità organizzata agrigentina, Beato.
Testualmente il provvedimento asserisce che “Viene
riconosciuto il martirio del Servo di Dio Rosario
Angelo Livatino, Fedele laico; nato il 3 ottobre 1952 a
Canicattì (Italia) e ucciso, in odio alla Fede, sulla strada
che conduce da Canicattì ad Agrigento (Italia), il 21 set-
tembre 1990” concludendo un percorso canonico ini-
ziato nel 2011.
Certamente nell’attesa di una decisione del genere, il sacerdote Pio Sirna, par-
roco di San Giorgio di Gioiosa Marea (ME) e Canonico del capitolo della
Cattedrale di Patti ha dato alle stampe nel giugno 2020 questo volumetto che ana-
lizza la vita e la morte del “giudice ragazzino” non tanto dal punto di vista giudi-
ziario o storico, quanto, mediante una lettura teologica, inserendolo nel contesto
culturale cattolico successivo al Concilio Vaticano II. Il volume è peraltro una riu-
nificazione, riveduta aggiornata e corretta, di alcuni interventi del medesimo prela-
to in alcuni convegni tenutisi tra Calabria e Sicilia e presenta un’interessante prefa-
zione da parte di S.E. Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro -
Squillace.
Rosario Livatino è un magistrato ma anche un cattolico, un uomo di fede matu-
ro spiritualmente impegnato a testimoniare i valori evangelici anche mediante il
proprio lavoro.
Un’attenzione particolare viene posta nell’opera alla morte del magistrato che,
correttamente, viene interpretata come martirio cristiano. Precorrendo la decisione
vaticana, infatti, viene dimostrato come la morte di Livatino, da un punto di vista
strettamente canonico sia da ricondursi ad un martirio “in odium fidei”. Ma come
può un magistrato, un funzionario laico, essere considerato un martire “in odio alla
Fede”?
La spiegazione, elegante quanto logica, deriva dalla constatazione, ormai quasi
assodata in ambito canonico, che la criminalità organizzata debba essere conside-
rata una vera e propria religione (o una forma particolare di ateismo) in aperto con-
trasto con il cattolicesimo e con i suoi valori. Non a caso, in più circostanze e con
diverse modalità, gli appartenenti alla criminalità organizzata sono stati scomunica-
ti dalle autorità religiose cattoliche proprio a volerli “separare” dalla comunità
ecclesiale.
L’assassinio quindi di un cattolico, peraltro noto per aver sempre testimoniato
la sua vita ed il suo contesto valoriale cristiano, da parte di mafiosi, è da ritenersi
alla stregua dell’uccisione di un protocristiano in età imperiale romana e viene
dimostrato come sia vittima che uno dei carnefici siano consapevoli (ancorché
ovviamente il primo ex ante ed il secondo ex post) di trovarsi di fronte ad un martirio
cristiano in piena regola.
L’analisi poi della conversione (o, per meglio dire, ri-conversione) di uno dei
suoi assassini (tra l’altro personaggio basilare, a quanto pare, nella procedura di
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