Page 61 - Rassegna 2022-2
P. 61
L’HARDINESS: UN FATTORE PROTETTIVO
PER IL BENESSERE PSICOLOGICO NEL CONTESTO MILITARE
Molto spesso infatti la mancanza di organico e la frequenza delle richieste
lavorative, relativamente a turni, interventi e missioni, ha un impatto fortemen-
te stressante sulla vita degli appartenenti alle Forze Armate. Ciascuno degli ele-
menti appena descritti può a sua volta dunque avere un’influenza positiva che
supporta la resistenza psicologia dell’individuo, oppure al contrario minare la
stessa compromettendo il benessere psicologico del soldato.
Ad esempio, in uno studio condotto nel 2016 su 260 appartenenti
all’Esercito Italiano , l’hardiness familiare e il supporto sociale si sono dimo-
(50)
(51)
strati due validi mediatori, che permettevano all’hardiness personale del soldato
di svolgere il suo ruolo di protezione contro gli stressors e gli eventi negativi.
Dunque si può ipotizzare che la rete sociale e il sistema familiare si qualifichino
come due ottimi “canali” entro i quali la resistenza psicologica del militare si
esplica, estendendo il suo effetto protettivo nei confronti degli eventi stressanti
della vita e del lavoro .
(52)
6. Perché l’hardiness è importante
Molto spesso, i teatri operativi non permettono una riduzione degli stres-
sors, tantomeno vi è modo di lasciar pause o momenti di riposo agli operatori
impiegati sul campo.
(50) Il campione, di cui il 90% di sesso maschile, di età media compresa tra i 34 e i 37 anni, è costi-
tuito in prevalenza da Sottufficiali dell’Esercito Italiano, in maggioranza Caporali e più specifi-
camente nei gradi di Primo Caporal Maggiore, Caporal Maggiore Scelto, Caporal Maggiore
Capo, e Caporal Maggiore Capo Scelto (che rappresenta circa il 21% del totale). I soggetti, pre-
valentemente originari della Campania, del Lazio e della Sicilia, vantano una media di 13 anni di
anzianità di servizio: di essi, circa il 26% ha all’attivo almeno una missione Internazionale, e il
36% almeno una missione Nazionale. In più, il 12% circa del campione al momento della ricerca
era attivo in teatro operativo. Relativamente alla famiglia, circa la metà è risultato sposato, mentre
l’altra metà del campione si suddivide tra soggetti che convivono (12,4 %), che sono fidanzati
(20,3%), che sono divorziati (3,7%), che sono vedovi (0,8%) o che sono single (14,9%). Inoltre,
circa il 50 % non ha figli, anche se la media del campione risulta di circa un figlio a famiglia.
(51) MCCUBBIN definisce la resilienza familiare come un pattern comportamentale di tipo positivo e
di competenze adattive che l’individuo e la famiglia dimostrano in circostanze avverse o stressanti,
che determina l’abilità della famiglia di riprendersi, mantenendo la sua integrità, e allo stesso
tempo assicurando, e dove necessario ripristinando il benessere dei membri e della famiglia nel
suo insieme (MCCUBBIN et al., 1996). La family hardiness, o hardiness familiare, sua componente, è
caratterizzata da un senso di controllo sull’esito degli eventi e delle difficoltà, una visione positiva
rispetto al cambiamento come possibilità di crescita e un orientamento attivo in risposta a situa-
zioni stressanti (M.A. MCCUBBIN, 1989; M.A. MCCUBBIN, H.I. MCCUBBIN, A.I. THOMPSON,
1987). Sebbene in ambito militare l’hardiness individuale sia stata ampiamente studiata, gli studi
presenti in letteratura sull’argomento, nella sua versione familiare, si rivolgono prettamente all’am-
bito civile, e più strettamente allo studio di famiglie con individui in stato di malattia o disabilità.
(52) La famiglia, infatti, esce da questo studio completamente rinnovata nel suo ruolo: si denota come
una sorta di “distaccamento-famiglia”. Il militare trova così due basi: una sul campo, e una formata
dal suo Sistema familiare, e necessaria per il rifornimento affettivo ed emotivo (MADDIONA, 2016).
59

