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NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL MARTIRE SALVO D’ACQUISTO
8. “Una volta si nasce e una volta si muore”
Il titolo di queste brevi riflessioni, che senza alcun merito si aggiungono
al prezioso lavoro di ricostruzione storica consegnato da Saverio Gaeta, ripren-
de testualmente le parole con le quali Salvo D’Acquisto si consegnò ai suoi car-
nefici, per come riferite da una testimone oculare. “Una volta si nasce e una volta
si muore” termini lapidari, semplici, incontestabili e definitivi, parole che hanno
fatto del giovanissimo Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto, un servo di Dio, con-
vocato alla mensa dei beati della Chiesa cattolica, e pur sempre uno di noi. È
curioso come a quella dichiarazione si possa attagliare perfettamente il concetto
espresso, nelle forme di un umanesimo ateo, da Jean Paul Sartre, un uomo che
detestava le gerarchie, le carriere, i diritti e i doveri, ma concludeva che “l’uomo
è ciò che egli fa per essere”.
È qui l’essenza della vicenda umana di Salvo D’Acquisto, uno dei tanti
Carabinieri reali del Regio Esercito, che “è” esattamente “ciò che ha fatto”, e la
lettura di questa pagina di storia, lascia spazio ad altre pur sofferte riflessioni,
fatte di sentimenti contrastanti, dall’orgoglio per tutto ciò che a lui ci accomuna,
al disagio per la distanza che da lui ci separa se chiamati ad impietosi confronti.
C’è un senso di incredulità, quasi di sgomento, per come una persona, semplice
e del tutto comune, sia riuscita a farsi eroe per ciascuno di noi, simbolo assoluto
di dedizione e altruismo.
Non a caso vestiva la divisa dell’Arma il Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto,
una divisa portata con orgoglio e un senso del dovere senza pari, e questo
aspetto è un invito a riflettere per quanti, in particolare i più giovani, si trovano
a intraprendere un percorso di vita tra le Forze dell’ordine, talvolta interpretato
e confuso come fosse solo un lavoro.
In effetti, c’è un passaggio fondamentale, situato ben all’inizio di chi
affronta questa straordinaria avventura, che sempre contraddistingue la scelta
dei servitori dello Stato, ed è il momento del giuramento di fedeltà alla
Repubblica, quella precisa formula che qui mette conto di rammentare: «Giuro
di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere
con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia
delle libere istituzioni».
In questo impegno di fedeltà, fatto di disciplina ed onore, Salvo
D’Acquisto si è identificato, anzi è andato ben oltre, fino al personale e ultimo
sacrificio, quando non aveva ancora compiuto i ventitre anni. Insignito della
Medaglia d’oro al valor militare, ha donato, senza colpe, la sua vita per salvare
quella di un gruppo di civili fatto oggetto di un rastrellamento delle truppe nazi-
ste nel periodo della seconda guerra mondiale.
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