Page 290 - Rassegna 2020-3
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INSERTO



                  Esempio di eroismo che esalta il senso di appartenenza all’Arma, rispetto
             al quale qualche raro episodio di indegnità, quali quelli di cui la cronaca si è di
             recente occupata, può solo collocarsi in quella inesauribile presenza del male
             capace di assumere ogni veste per dissimulare la propria empietà. Ma la coscien-
             za del Paese si riconosce sempre nei suoi eroi e cura le sue ferite proprio con la
             forza morale dei suoi uomini migliori, senza vacillare per la sorpresa e il clamore
             del tradimento, ma anzi rispondendo prontamente con una chirurgia d’espianto
             definitiva e con rinnovate energie di tutela preventiva. La divisa dunque è cer-
             tamente un abito, ma va intesa come abito mentale e morale che mai può scen-
             dere a compromessi, e se dovesse accadere, vuol dire che di quell’abito ci si è
             appropriati in modo indebito.
                  Appare quasi impossibile non avvertire, vestendo la stessa divisa di Salvo
             Rosario Antonio D’Acquisto, quasi un senso di colpa nel confrontarci con que-
             sta vicenda, dove affiora il disagio di non sentirsi adeguati rispetto a quel ragaz-
             zo napoletano che già nel nome, con le radici paterne dell’origine siciliana, si
             portava appresso un destino da salvatore. Ci si ritrova a scacciare con imbaraz-
             zo il pensiero che il caso avrebbe potuto farci essere al suo posto, e a tirare un
             sospiro di sollievo nel ricordare che nessuno è chiamato a dare prove estreme
             di eroismo e santità, anche se - come in questo caso - può pure accadere. E non
             ci deve sorprendere il bene, l’eroismo, tanto quanto non ci può sorprendere il
             male, il tradimento.
                  Dunque Salvo D’Acquisto non è nato eroe, così come un vile non nasce
             vile,  egli  ha  scelto  di  “farsi”  ciò  che,  come  uomo,  ha  progettato  di  essere.
             L’urgenza di soccorrere altri in difficoltà, il senso del dovere, lo spirito di sacri-
             ficio, lo hanno condotto a responsabilizzarsi per l’intera comunità locale e così
             facendo ha costretto i suoi carnefici nell’angolo di una eterna sconfitta.
                  Ci resta, oggi, la forza di questo esempio quale straordinaria testimonianza
             del modo di interpretare le proprie responsabilità e i propri doveri, una forza
             prestata da chi era al momento solo il più alto in grado di una Stazione, un
             posto dove, per la gente comune, quella con le valigie in mano, si arriva e si
             riparte, ma anche, per la pari denominazione, presidio minimale dell’Arma sul
             territorio, dove può accadere che qualcuno sappia dire “una volta si nasce e una
             volta si muore”.


                                                               Col. Michele Lippiello





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