Page 115 - Rassegna 2-2016
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STUDI GIURIDICI

ambientale, essendo alimentata e sostenuta dalle ampie possibilità di guadagno
dalle quali sono attratti alcuni spregiudicati settori del mondo produttivo pro-
tesi ad incrementare i profitti mediante il fraudolento contenimento dei costi.

      I comparti maggiormente esposti sono quelli legati al ciclo del cemento ed
a quello della gestione dei rifiuti. Proprio in riferimento a questi settori è stato
coniato il termine ecomafie utilizzato anche per significare l’attenzione che vi
rivolge la criminalità organizzata le cui potenzialità delittuose sono correlate
all’assetto organizzativo ed alla capacità di controllo del territorio.

      Le dimensioni dell’illegalità nel settore dei rifiuti sono significativamente
espresse dal fenomeno dei così detti rifiuti scomparsi, ovvero di quelli di cui è
stimata la produzione ma dei quali non se ne conosce il destino, mancandone i
riscontri nelle fasi della gestione.

      Gli illeciti traffici di rifiuti hanno quali esiti finali:
      a. lo spandimento su terreno di materiali spacciati per fertilizzanti, prove-
nienti da attività di lavorazione di fanghi in realtà non sottoposti ad alcun trat-
tamento e comunque non idonei allo scopo perché derivati da processi indu-
striali dai quali residuano elevate concentrazioni di inquinanti;
      b. l’immissione nei cicli produttivi (cementifici e fornaci per la produzione
di laterizi) di rifiuti consistenti in fanghi industriali, polveri di abbattimento
fumi, ceneri e scorie derivanti dalla lavorazione di metalli;
      c. l’impiego di rifiuti pericolosi, non raramente provenienti da attività di
bonifica, in riempimenti e ripristini ambientali o nella realizzazione di opere
infrastrutturali;
      d. l’illecito interramento o l’abbandono sul suolo o nelle acque di superfi-
cie di rifiuti speciali da destinarsi ad impianti di trattamento o smaltimento;
      e. lo smaltimenti di rifiuti speciali in impianti per rifiuti urbani;
      f. l’invio di rifiuti pericolosi in impianti autorizzati a smaltire solo quelli
non pericolosi o in siti (discariche o ripristini ambientali) non idonei a ricevere
tali tipologie di rifiuti;
      g. la combustione dei rifiuti, pericolosi e non pericolosi, che sovente spri-
gionano fumi da cui deriva la produzione di diossina, successivamente riscon-
trata in percentuali elevate in numerosi campioni di prodotti destinati all’ali-
mentazione umana e animale.

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