Page 76 - Quaderno 4-2016
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riguarda il fatto che, nonostante un lungo excursus storico in cui si è cercato di
giungere a una parità di trattamento in ambito lavorativo tra l’uomo e la donna,
di fatto ancora molte disparità rimangono, il secondo riguarda la lentezza dei
cambiamenti e i rapporti di dominio che si sono andati rafforzando negli anni.
Si è partiti da un disconoscimento sostanziale dell’uguaglianza e della parità, si è
passati, poi, ad eliminare le discriminazioni più stridenti, e solo più tardi si è
giunti a postulare un diritto di parità. Affinché ciò non restasse solo una diritto
astratto, contraddetto spesso dal datore di lavoro, si è arrivati a un ulteriore fase
segnata dalla Legge 125/1991 che ha offerto una strumentazione concreta a
garanzia del raggiungimento di quel diritto poc’anzi citato.
In quest’ottica cerchiamo di ripercorrere brevemente questi passaggi allo scopo
di comprendere come anche, nell’ambito del lavoro extra domestico, la donna
faccia fatica ad affermarsi, seppur molte sono state le legislazioni a suo favore.
La Legge 9 dicembre 1977, n. 903 (Parità di trattamento tra uomini e donne in
materia di lavoro) attuativa delle Direttive CE 75/117 e 76/207, ha rappresentato
un importante passo avanti introducendo, in materia di lavoro, elementi di parità
di trattamento. Obiettivo primario è quello di ribaltare la tradizionale
prospettiva della tutela differenziata e realizzare una parità di trattamento e,
per questo, si dice che si passa “dalla tutela alla parità”. Tale forma di
uguaglianza appare solo formale ovvero basata esclusivamente su un principio
“individualistico e consapevolmente cieco rispetto alle differenze150”. A
dimostrazione di questo abbiamo l’introduzione del divieto di lavoro notturno
per le donne151 che portò a un risultato tale per cui “le donne hanno guadagnato
la chance di lavorare di notte ma hanno perso il diritto di non fare lavoro
150 BIANCHERI R. (a cura di), Ancora in viaggio verso la parità. Dialogando con Annamaria Galoppini, Ed. Plus,
Pisa, 2012, p. 25.
151 La legge n. 903/1977 (Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro) annovera tra le
fondamentali caratteristiche e innovazioni introdotte il divieto di qualsiasi discriminazione; a tal
proposito è opportuno ricordare come in quel periodo si ritenesse il vietare il lavoro notturno alle
donne come una protezione verso il sesso femminile. Per la Corte di Giustizia della Comunità Europea
tale forma di protezione rappresentava una vera discriminazione fondata sul genere e per questo
motivo nel 1997 condanna l’Italia per aver mantenuto in vigore, nel proprio ordinamento giuridico, il
divieto di lavoro notturno per le donne. La Corte di Giustizia, 4 dicembre 1997, C- 207/96,
Commissione delle comunità europee c. Repubblica Italiana, rende attuativo il divieto, opponibile alle
sole donne, di prestare lavoro notturno.
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