Page 163 - Quaderno 2017-1
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CONCLUSIONI
UNA RISPOSTA FUORI LUOGO ALLA TEMATICA DELL’EVASIONE
In uno scenario in continua evoluzione, e caratterizzato per lo più da incomprensione,
confusione e fraintendimenti, com’è quello della richiesta delle imposte, l’amministrazione,
lo Stato e la classe dirigente non possono chiudersi a riccio. Occorre guardare oltre confine
con raziocinio, senza alcuna fretta di sorta e anzi in maniera critica, per poter prendere ciò
che torna realmente utile e adattarlo alle nostre esigenze e al nostro ordinamento. Non ci
si può chiudere a riccio, si diceva, scaricando la propria responsabilità sulle aziende e sulla
loro funzione di filtro, che non può essere estesa ove aziende non ve ne sono. Occorre
prendere i messaggi dei media un po' più con le pinze, e bisogna invece formare una cultura
più matura in tema di determinazione tributaristica della ricchezza, che cerchi di trovare
soluzioni strutturali ai problemi tributari e non dei semplici spot momentanei. Un’attività
valutativa degli uffici è necessaria, senza cedere a una pura ragionierizzazione delle stime. I
dati acquisiti tramite i più disparati strumenti messi a disposizione dell’Amministrazione
tributaria vanno utilizzati come indizi da cui far partire l’attività responsabilizzante di va-
lutazione degli uffici. Questo è e deve tornare a essere l’elemento più importante di una
corretta attività di determinazione della ricchezza a fini tributari, senza andare a spostare la
famigerata lotta all’evasione sul piano penalistico, dato che una sanzione anche pesante,
seppur sporadica, non si mostra certo in grado di creare un sufficiente effetto deterrente.
Oltre alla sanzione è infatti necessaria la sistematicità e la certezza dei controlli così come
della punizione, elementi che il penale non è in grado di servire sufficientemente in chiave
tributaria. Anche un maggior utilizzo delle aziende, con un ruolo di aiuto al Fisco ad esem-
pio in tema di sanzione sul contante soprasoglia, non è certo da porre senza considerazioni
in sordina, pur dovendo necessariamente coordinare e legare un intervento di questo tipo
con tanti altri diversi, che aiutino nello scopo senza consistere in un inutile palliativo alle
incertezze sul tema. Un intervento sul contante è quindi possibile, ma in chiave diversa
rispetto a quella attuale, che è orientata così com’è in direzione antiriciclaggio e addirittura,
forse, pro evasione. Per non parlare dei condoni, la cui sistematicità ha sostituito in toto
quella invece assente dei controlli e delle sanzioni, finendo per far perdere ulteriormente
credibilità al Fisco. Si dovrebbe andare oltre questi ormai sfatati miti del passato, che in-
crementano incertezza e senso di smarrimento nei cittadini, oltre a svelare l’inconcludenza
degli uffici tributari. Non può essere, poi, una norma come quella di autoriciclaggio a sco-
raggiare l’evasore, che più che altro sfrutta l’occasione che gli capita, non essendo un per-
sonaggio caricato di chissà quale perversione. Con grande responsabilità dei giuristi, la
norma sull’autoriciclaggio fa acqua da molte parti, non essendo studiata sufficientemente a
tavolino soprattutto in chiave antievasione; essa si mostra infatti di difficilissima applica-
zione nei confronti di un’attività di natura profondamente diversa da quella di qualsiasi
altro tipo di reato passibile di divenire presupposto di autoriciclaggio. L’assenza dei giuristi
dal dibattito sull’introduzione di questa norma ha provocato confusioni sulla reale portata

