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dinaria, ma la loro etica era ancora visceral- frequentare i corsi di addestramento al pilotag-
mente “ancien regime”. Sopravviveva lo spirito gio. Per sconfiggere la routine. Dopo un primo
cavalleresco e, nonostante il “nuovissimo” periodo da osservatore passò agli stormi da
mezzo (l’aereo al posto del cavallo) inforcato e combattimento, prima con il biplano Albatros
l’ardire che li trasformò in piloti, loro furono e poi con il triplano Fokker, che fece dipinge-
“cavalieri dell’aria”. Pochi, ma “l’effetto domi- re di rosso per essere più visibile dalla sua
no” causato dai primi trascinò altri intrepidi, e squadra, il “Circo volante”. Cadde il 21 aprile
fra i molti primati che la prima Guerra 1918, forse colpito da un proiettile sparato da
Mondiale annovera, c’è anche la nascita di una terra ma, come per il nostro Francesco
figura inedita fino a quel momento: il pilota Baracca, nessuno rivendicò mai ufficialmente il
militare. “merito” di averlo abbattuto.
La gloria imperitura dell’aviazione italiana è un
Gli assi dell’aviazione giovane nobile di Romagna, nato nel 1888, che
I piloti solitari, soprattutto dei caccia, presero si chiamava Francesco Baracca. Proveniente
a comportarsi con il nemico colpito secondo il dalla Scuola Militare di Modena, durante la
codice etico che avrebbero osservato se fosse- guerra in Libia aderì volontariamente (i primi
ro stati a cavallo. Non di rado, il cacciatore che piloti furono tutti pionieri) al corso di pilotag-
aveva abbattuto l’avversario scendeva a terra, gio, conseguendo il brevetto nel 1912. La
per accertarsi se occorresse un pietoso colpo brillantissima “carriera” di asso inizia nella 91^
di grazia, oppure la segnalazione alle linee Squadriglia (che radunava i migliori), coronata
nemiche di un cadavere da recuperare. In qual- da primati, encomi, medaglie e quant’altro.
che caso, i piloti più coraggiosi caduti Perse la vita il 19 giugno del 1918, alle pendici
ricevevano dal nemico l’omaggio di grandi del Mondello, mentre mitragliava le postazioni
onori funebri. nemiche dal suo SPAD di riserva. Come
In Italia avevamo una squadriglia chiamata accadde per altre stelle dell’aviazione nella
“Gli Assi”, e per entrarvi bisognava aver Grande Guerra, forse fu colpito da terra.
abbattuto almeno 5 aerei nemici. Le figure di Gabriele D’Annunzio, di professione scrittore
maggior spicco si chiamavano Ruffo di e poeta, era un trascinatore di folle animato da
Calabria, Keller e Baracca, solo per citarne
alcuni. A quel tempo le imprese aviatorie eser-
citavano una “presa” talmente forte, da
indurre ogni paese a stilare la propria lista di
“Assi”. Dal confronto dei dati è stata ricavata
una superlista, un “Gotha” di piloti dal quale
spicca la leggenda del vincitore. L’ “Asso degli
Assi” è Manfred Von Richthofen, il temibile
“Barone Rosso”.
Il suo coraggio, lo sprezzo del pericolo e le
azioni cavalleresche compiute suscitarono
ammirazione sia in vita sia postume e, dopo
cento anni, ancora ispirano.
Come altri nobili rampolli, era arruolato nella
cavalleria prussiana e si annoiava. Lo stato d’a-
nimo rappresenta la chiave del miracolo che
trasformò un anonimo ufficiale di cavalleria
nel più grande pilota “cacciatore” di tutti i
tempi (almeno, stando ai testi storico-biografi-
ci sul personaggio). Accadde che anche la
Prussia abbandonò i vecchi aerostati per i nuo-
vissimi aeroplani, e il giovane chiese di
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