Page 47 - Forestale N. 63 luglio - agosto 2011
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150 ANNI UNITÀ d’ITALIA




          Vallombrosa, 1869: nasce la scuola        compito degli amministratori dei boschi, tenuto conto,
          forestale italiana                        poi, che si dovrà attendere il 1877 per avere la prima
          “Per quanto sfuggevolemente (…) l’umano intelletto  legge forestale a valenza nazionale. Ad ogni modo, il Di
          soffermisi a considerare l’importanza morale, agricola,  Bérenger non si lasciò certamente scoraggiare da questo
          commerciale, militare, navale, etnologica ed economica  quadro ed anzi, posto a capo della Direzione dell’Istituto
          delle Foreste (…) torna impossibile affatto che l’uomo di  di Vallombrosa, profuse le proprie energie per organizza-
          retto senno non vegga con viva esultazione ed applauso  re i corsi e cominciare a costruire, sulla base delle
          che anche la nostra Nazione veder possa finalmente  conoscenze scientifiche e l’insegnamento, un nuovo spi-
          assicurato a sé un Istituto di forestale, scientifico e pra-  rito di corpo per l’Amministrazione forestale.
          tico insegnamento, la mercè di cui non abbiano più gli
          Italiani od a cerarlo al di là dell’Alpi, o ad invidiarlo alle  Da foreste incolte a coltivate
          previdenti e dotte cure degli stranieri.”  Il suo obiettivo è chiaramente espresso nel discorso di
          Con queste parole, il 15 agosto 1869, il cavaliere Adolfo  inaugurazione del Regio Istituto. Per il Direttore doveva
          Di Bérenger inaugurava solennemente l’apertura del  essere abbandonata la vecchia scuola forestale per la
          “Regio Istituto forestale di Valle Ombrosa”. Si tratta di una  quale “la conservazione dei boschi non era essenzial-
          data fondamentale per il nostro Paese, poiché segna l’av-  mente richiesta che per iscopi di polizia idraulica e
          vio della selvicoltura italiana. Fino ad allora, infatti, le  d’interessi fiscali o commerciali”. Tale impostazione
          scuole di pensiero predominanti, dal punto di vista degli  comportava la conservazione di beni incolti: le sedi
          studi e delle conoscenze, erano quella germanica e quel-  boschive non regimentate erano un sintomo sicuro d’i-
          la francese. La prima era ben nota al Di Bérenger, che  gnoranza o d’inerzia popolare, o di trascurata
          aveva studiato presso l’Accademia forestale austriaca, ed  amministrazione pubblica. La nuova scuola forestale per
          era stato per lungo tempo valido amministratore di fore-  il Di Bérenger, invece, doveva favorire foreste ben colti-
          ste per il Regno austro-ungarico. Con la proclamazione  vate riservando a tali beni una grande importanza
          del Regno d’Italia egli aveva messo a disposizione del  economica, idraulica ed igienica al punto da ritenere la
          nuovo Regno i propri servigi e si era adoperato, in questo  coltura forestale ramo proprio dell’economia pubblica. In
          aiutato anche da Luigi Luzzatti, a dar vita ad un Istituto  altri termini, la selvicoltura doveva porre il bosco al cen-
          ove poter formare il personale forestale. Purtroppo, all’e-  tro degli interessi dello Stato. Questa impostazione sarà
          poca vi era grossa differenza nel livello di preparazione  la base dei successivi indirizzi amministrativi e tecnici
          degli addetti alla custodia dei boschi. Inoltre, i regola-  che caratterizzeranno oltre un secolo di storia forestale
          menti forestali in vigore stabilivano regole differenti a  italiana, attraverso l’istituzione del demanio statale e gli
          seconda delle diverse parti del Regno, essendo stati ere-  interventi finalizzati al recupero delle pendici, alle opere
          ditati dalle organizzazioni preunitarie. Ciò non facilitava il  di sistemazione idraulica e forestale, ai rimboschimenti.






























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