Page 46 - Forestale N. 63 luglio - agosto 2011
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OMNIBUS STORIE




          Il marsala, un vino per la storia         di nolo e di ogni altra spesa ad uno scellino e cinque pence
          Facile abbinare il marsala a Garibaldi: i Mille con il vino  per ogni gallone”. Si precisa anche, a fine lettera, che
          più famoso della Sicilia.                 “alcune pipe sono ad intendersi per mio uso personale”.
          Ma c’è anche altro. Come, ad esempio, quanto a vino e  Entusiasmo alle stelle anche da parte di Alessandro Dumas
          salute, l’abbinamento con le parole dell’illustre scienzia-  che, conosciuto il marsala nel periodo in cui seguiva
          to Giulio Bizzozzero: “Io ho vedute non poche signorine  Garibaldi, nelle vesti di corrispondente di guerra, ne fu così
          malate di tifo, che non avevano mai fatto uso di vino e  entusiasta da farne menzione in un suo racconto e, torna-
          che torcevano la bocca allorché, nei primi giorni d’alta  to in Francia, fece in modo di continuare a berne
          febbre, se ne porgeva loro qualche cucchiaio, bere dopo  abitualmente facendoselo portare direttamente. Ed eccoci
          che ne avevano sperimentato il giovamento, quasi  al suo più illustre estimatore, a Giuseppe Garibaldi, che più
          mezza bottiglia di marsala al giorno e non dimostrare,  di chiunque altro ebbe grande simpatia per questo vino
          con tutto ciò, di esserne sazie”.         che gli ricordava la sua impresa più grande. Una lapide
          Del resto le riconosciute virtù terapeutiche del nostro vino  ricorda il rapporto Garibaldi-Marsala e in essa si legge che
          furono sostenute da illustri clinici come Paolo   il Generale pensò di “prendere momentaneo
          Mantegazza. Ma il marsala è soprattutto               riposo” visitando la fiorente azienda vini-
          storia. Probabilmente lo stesso                         cola di Vincenzo Florio ove
          Garibaldi aveva deciso di approda-                        “assaggiando i vini allora in prepa-
          re proprio a Marsala perché era a                          razione in questo stabilimento,
          conoscenza del fatto che in quel                           diede la preferenza ad una qua-
          porto già si trovavano due navi                             lità che da quell’epoca porta il
          battenti bandiera inglese man-                              glorioso nome dell’Eroe”.
          date a caricare vino, le quali, con                        Era, quello preferito da Ga-
          la loro presenza avrebbero impe-                          ribaldi, un tipo particolare di
          dito ai Borboni di fare uso dei                          marsala piuttosto dolce prodotto da
          cannoni (del resto le ragioni storiche del             Florio, il primo italiano che ruppe il
          connubio Marsala-Gran Bretagna sono ben             monopolio degli industriali vinicoli inglesi
          documentate). Verso il 1770, infatti, il commerciante  in Sicilia. Ma il marsala vergine, non sottoposto
          inglese John Woodhouse, giunto in Sicilia per acquistarvi  cioè ad alcun trattamento, ha un’origine ben più lontana
          cenere vulcanica, divenne ben presto un industriale vinico-  da quella storica che conosciamo, come sosteneva il
          lo.Assaggiati i vigorosi vini locali e avendoli considerati per  poeta bacchico Augusto Morelli:
          nulla inferiori a quelli spagnoli di Jerez o portoghesi di  “Io son digiuno, ma dirò la mia:
          Porto e Madeira, che allora furoreggiavano nella sua patria,  il sommo vignaiuol con l’arte sua Noè,
          pensò di iniziarne il proficuo commercio. Per favorirne la  fece il marsala e ben sapea
          conservazione e il trasporto ebbe l’idea di rinforzare il vino  con l’uve Catarratto ed Inzolia”.
          “conciandolo” con l’aggiunta del due per cento di alcool:  E sono proprio ancora oggi tali antichi vitigni indigeni
          ed ecco sancita così la nascita del vero “marsala”. Che  (naturalmente innestati su radici “americane”dopo l’in-
          piaceva proprio a tutti. L’ammiraglio Orazio Nelson, ad  vasione della filossera) quelli dalle cui uve spremute
          esempio, il 19 marzo 1800 così scriveva a Woodhouse:“La  nasce questo vino, definito di volta in volta “mitico, tera-
          prego di fornire le navi di Sua Maestà che si trovano nella  peutico, consolatore”, un vino che, in definitiva da solo
          rada di Malta di cinquecento pipe (tipiche botti dalla forma  basterebbe a rendere famosa nel mondo la Sicilia.
          allungata) del miglior vino marsala, da consegnarsi libere          Giuseppe Brandone

















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