Page 13 - Forestale N. 53 novembre - dicembre 2009
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tà l’ha già prodotto. È dello scorso ottobre il
sequestro da parte della Forestale di Cosenza di
una cava dismessa nel Comune di Aiello Calabro.
Sequestro eseguito sulla base delle rilevazioni
effettuate dall’Arpacal (Agenzia Regionale per la
Protezione dell'Ambiente della Calabria) che ave-
vano evidenziato nell’area alti livelli di
radioattività. Intanto, a onor del vero, dalle cro-
nache non sembrano emergere ulteriori riscontri
al teorema delineato da Fonti. La presunta nave
dei veleni al largo delle coste di Cetraro si è rive-
lata essere in realtà un piroscafo affondato nel
1917 da un sommergibile tedesco, mentre in un
sito dell’entroterra materano, dove secondo il
pentito sarebbero stati sotterrati un centinaio di
fusti radioattivi, la Forestale non ha individuato
alcuna presenza di metalli o altre sostanze sospet-
te. Dunque il pentito ha inventato tutto? E la
vicenda della Nave dei veleni è una colossale
montatura o, peggio ancora, un depistaggio? “Non
credo che si tratti di cose tutte inventate di sana
pianta – ha dichiarato recentemente, di fronte alla
Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il pro-
curatore nazionale antimafia Vincenzo Macrì –.
Finora, certo, riscontri non ce ne sono stati, ma le
indagini non sono ancora concluse e certe dichia-
razioni vanno approfondite”.
I tumori aumentano
Resta un dato oggettivo: l’aumento dell’incidenza
dei tumori e della percentuale di decessi fra i tren-
tenni in alcune aree della Calabria, come a Paola
dove si registra il 4,15 per cento rispetto alla
media nazionale del 2,8. Dati inquietanti, che non
possono essere archiviati come semplici coinci-
denze. “Il nostro compito è fare chiarezza –
dichiara Vincenzo Pasquini, responsabile delle
attività di polizia ambientale del Corpo forestale
dello Stato – ma la ricerca che stiamo effettuando
è lunga e complessa. Si tratta infatti di setacciare
numerosi siti estesi per decine di ettari, senza
dimenticare che sono trascorsi molti anni dall’e-
poca del presunto interramento”. Ma quanto è
plausibile il coinvolgimento di organizzazioni cri-
minali, come la ‘ndrangheta, in questo traffico? “È
probabile soprattutto a partire dalla fine degli
anni Ottanta – precisa Pasquini – quando le leggi
sullo smaltimento dei rifiuti divennero più rigide
e per aggirarle molti imprenditori si rivolsero a chi
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