Page 21 - Forestale N. 49 marzo - aprile 2009
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forme di protezione ambientale fortemente volute da alcuni gruppi di potere, hanno
portato a un progressivo ampliamento della superficie forestale. Peraltro le foreste
libanesi sono, tuttora, frammentate e con problemi di degradazione, perdita di bio-
diversità ed erosione del suolo nonché esposte a un crescente rischio di incendi
boschivi dato l’accumulo di biomassa. Tali problemi sono acuiti dalla notevole pres-
sione abitativa e dalla coscienza ambientale ancora poco diffusa, così come anche dalla
scarsità di dati scientifici forestali accurati e completi.
Uno dei quattro cedri esistenti
La specie forestale principale del Paese, che una volta ricopriva la maggior parte dei
contrafforti montani, è rappresentata dal cedro del libano (Cedrus libanii), una delle
quattro specie di cedro esistenti. Tale conifera, di particolare importanza paesaggi-
stica, storica e religiosa, ha una crescita piuttosto lenta e non fruttifica prima dei
trent’anni: essa costituiva popolamenti fitti e continui la cui ampiezza originaria in
Libano è stata stimata in oltre 80 mila ettari. Di essi restano oggi meno di duemila etta-
ri suddivisi in dodici parcelle molto frammentate situate sul lato ovest della cordigliera
del Monte Libano, isolate su costoni coperti di terreni nudi e pascoli. La specie, tutta-
via, non è considerata a rischio di estinzione poiché è presente anche in altri Paesi della
zona quali Siria, Giordania e Turchia. I primi popoli che sfruttarono i vasti popolamen-
ti di cedro dell’area furono i Fenici che ne utilizzavano il legno per costruire le loro
celebri navi, mentre altre popolazioni quali gli Egiziani e gli Ebrei lo usavano per
costruire templi e costruzioni di prestigio. Questo intenso e massiccio sfrut-
tamento di questa specie è durato millenni.
Sette aree protette
In Libano esistono 7 aree protette che possono vantare una discreta orga-
nizzazione: la meglio gestita ed importante, data anche la sensibile
presenza di cedri sulla sua superficie, è la Riserva di Al Shouf.
© L. Colletti
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