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maggiore, grazie all’alta specializzazione o di pelliccia. Un altro capo tipico del
richiesta per lo svolgimento delle loro guardaroba del buttero è l’incerata,
mansioni, e inoltre, soprattutto nelle realizzata con uno spesso tessuto di
aziende più grandi, si poteva ambire a cotone, che con molta pazienza e abilità,
divenire un vero e proprio “personaggio”. durante le lunghe veglie nelle serate
Dal momento che molte attività, come la invernali, veniva intriso di olio di lino, così
marchiatura del bestiame, infatti, erano da rendere la trama impermeabile e
svolte alla presenza dei proprietari, del conferire alla cappa un caratteristico
fattore e di un vasto “pubblico”, il mostrarsi colore giallo paglierino. I cosciali avevano
abili nel tiro con la lacciaia o anch’essi una funzione protettiva dal
nell’atterramento di un vitello, poteva freddo e dall’umidità, ed erano realizzati
i i i i rendere davvero famosi. Per quelli che per lo più in pelle di capra. Immancabile il
l l l l lavoravano in realtà più modeste il cappello, un accessorio che in realtà nei
l l l l compenso poteva essere molto poco secoli passati era irrinunciabile per
appetibile, ma in generale per tutti non si
chiunque, indipendentemente dalla
a a a a trattava mai di una vita facile: il lavoro si classe sociale e dall’attività svolta. Quello
svolgeva ogni giorno, in ogni stagione,
del buttero aveva larghe falde, per una
v v v v dall’alba al tramonto, senza orari né giorni ulteriore, duplice protezione
di riposo. L’alimentazione era frugale, e si
dall’aggressione dei raggi solari e della
a a a a doveva cavalcare ore e ore, anche sotto vegetazione spinosa. Strumento tipico del
buttero è, infine, l’uncino, un lungo
la canicola o contro le sferzate del vento.
c c c c Per quanto riguarda l’abbigliamento, bastone, ricavato da rami lavorati “a
fuoco”, per ripulirli dalla corteccia e
anche questo con il tempo è diventato
caratteristico, una sorta di “divisa” tipica sagomarli, rendendoli il più possibile dritti.
Prezioso alleato del cavaliere, l’uncino è
del buttero.
e e e e La giacca e i pantaloni di fustagno, o di tela detto anche il “terzo braccio” del buttero,
nella stagione più calda, erano robusti per
e viene utilizzato sia per evitare il contatto
resistere ai continui sfregamenti a cui troppo ravvicinato con animali non ancora
i i i i erano sottoposti. Avevano l’importante domati e quindi imprevedibili nei
movimenti, sia per limitare la necessità di
funzione di proteggere il buttero, che di
n n n n frequente si avventurava nel folto della scendere da cavallo.
Non c’era un corso da seguire per fare il
macchia, dove il rischio di essere ferito
i i i i dalle spine dei rovi era davvero alto, ma buttero: i figli imparavano dai padri e i
m m m m “contatti” con le zanzare durante i facendo e osservando, poi l’esperienza
giovani dai vecchi. Il mestiere si acquisiva
erano molto utili anche per limitare i
acuiva la prontezza e la capacità. Così
passaggi in palude. In inverno gli abiti da
o o o o lavoro erano arricchiti da un pesante e l’arte veniva man mano codificata in
ruvido cappottone, di proporzioni molto
regole non scritte e il prezioso bagaglio di
ampie, tanto da essere utilizzato come un
conoscenza finiva per diventare un vero
u u u u mantello, e qualche volta appena patrimonio di cultura e tradizione,
tramandatosi intatto fino ai nostri giorni.
ingentilito da un prezioso colletto di velluto
B BUUTTTTEERRII
A Abbiittii ee SSttoorriiee ddii MMaarreemmmmaa
di Alessandro Lenarda e Giorgio Salvatori
C’è un luogo in Italia di cui moltissimi parlano, ma pochi conoscono
veramente. Questo luogo è la Maremma, una volta terra di sacrifici e di
duro lavoro per i pochi che vi vivevano, oggi residenza dorata per vacanze
alla moda. Ma dove cominciano e dove finiscono i confini di questa terra?
E come si viveva quando erano i butteri e i briganti a scriverne la storia
quotidiana? E al di là degli slogan commerciali e del folklore, che cosa
resta di quella antica terra paludosa e di quegli uomini a cavallo che
vivevano in compagnia delle mandrie e della natura selvaggia quasi tutto l’anno? A queste
domande cerca di dare una risposta il giornalista Giorgio Salvatori nel suo libro “Butteri”,
firmato insieme all’architetto Alessandro Lenarda, autore dei magnifici bozzetti che
Il Forestale n. 38/2007 valorizzare le attività legate alle tradizioni equestri del nostro Paese, il libro ripercorre le
corredano il volume. Edito dalla S.I.C.A., Associazione Onlus che si occupa di tutelare e
tappe della metamorfosi della Maremma e l’evoluzione dei bellissimi costumi adottati dai
cavalcanti nel corso dei secoli. Non mancano episodi, storie, leggende e profili di personaggi
caratteristici che fanno nascere nel lettore il desiderio irrefrenabile di recarsi a conoscere
l’“altra” Maremma descritta nel libro.
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