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1996-2006: dieci anni di eolico in Italia
eolico si preferisce riassumere la situazione dicendo che “il contributo è
FOCUS piccolo, ma è pur sempre qualcosa di concreto, meglio che niente”.
Assumendo, però, una posizione più razionale, dobbiamo affiancare
a tale riflessione alcune doverose domande, dalle cui risposte dipende il
giudizio complessivo finale. Quanto costa alla comunità italiana questo
marginale contributo eolico in termini economici e di impatto ambien-
tale? Esistono opzioni alternative più efficaci e meno impattanti?
Non risulta che finora sia stata data una risposta esauriente a queste
domande e pur tuttavia si è dato l’avvio al programma eolico italiano e
alle relative incentivazioni pubbliche. La giustificazione più frequente-
mente addotta è che “in Italia si fa troppo poco perché invece in
Germania e in Danimarca e in Olanda e in Spagna, si fa molto di più,
ecc. ecc.”. Naturalmente si evita di fare alcun riferimento quantitativo al-
la migliore situazione della ventosità media che esiste in tali Paesi e alla
conseguente migliore produttività energetica collegata al territorio. Cioè
senza fare alcun accenno ad un bilancio quantitativo costi/benefici.
La risposta alle domande poste richiederebbe uno studio analitico
eseguito da un team di esperti, non certo sostituibile con le nostre con-
siderazioni approssimate, per le quali comunque si rinvia al paragrafo
successivo. Tuttavia possiamo accennare subito ad alcuni argomenti,
come ad esempio, le problematiche dell’impatto territoriale. Una stima
grossolana, ma significativa, di tale impatto sul piano paesaggistico si
può avere considerando che la taglia media degli aerogeneratori, ripor-
tata da ENEA, è di circa 800 kW e che la potenza cumulata nel 2005 è
stata di 1639 MW, cresciuta fino a 2200 MW nel 2006. Pertanto, il nu-
mero di aerogeneratori installati a fine 2006 superava le 2500 unità.
Tenendo conto della necessità di distanziamento delle macchine pari a
circa 7 diametri del rotore, cioè circa 200 m, e supponendo che i gene-
ratori siano stati collocati in fila singola (caso più frequente nella situa-
zione di crinale), si avrebbe l’alterazione paesaggistica dovuta all’impat-
to visivo su 500 km di crinali (senza considerare altri tipi d’impatto),
cioè una lunghezza uguale all’autostrada Roma-Milano. Qualora fosse
possibile collocare tutte le macchine in gruppi a geometria reticolare
(cosa che la morfologia del nostro territorio permette solo in alcuni ca-
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si), l’impegno di aree sarebbe di circa 100 km con la corrispondente al-
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