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Articolo 260 del Codice Penale: Italia – Cina non solo andata?


                    delle mie dichiarazioni, per molti scomode, né, d’altro canto, lo
                    stimolo a proseguire su questa strada soprattutto da parte delle
                    autorità cinesi, preoccupate, come noi, del resto, di contrastare
                    traffici e dinamiche delittuose che nuocciono anche alla stessa
                    popolazione locale.
                    Non è un caso, infatti, che l’estate scorsa, dopo un lungo e diffi-
                    coltoso percorso normativo da parte della Repubblica Popolare
                    Cinese, la stessa abbia varato una norma precisa dove si fa
                    espressamente divieto di importazione di rifiuti solidi pericolo-
                    si, di rifiuti solidi destinati al recupero energetico, così come di
                    prestare vendere o affittare le varie certificazioni e/o licenze per
                    importare o esportare in Cina.
                    [NdR. “Legge della Repubblica Popolare Cinese per la prevenzione del-
                    l’inquinamento ambientale da rifiuti solidi” e leggi e regolamenti
                    amministrativi ad essa collegati ove si stabiliscono le “misure organiz-
                    zative per l’importazione di rifiuti solidi”, promulgata in data 8 aprile
                    2011 ed in vigore dal 1° agosto 2011].
                    Nei vari viaggi che ho fatto in Cina per conto del PolieCo ho
                    potuto verificare come le norme messe in atto dimostrano che le
                    istituzioni cinesi sono preoccupate quanto noi del fenomeno e
                    sono estremamente ricettive sulle regole da applicare per argi-
                    nare quanto più possibile il fenomeno dell’ingresso di rifiuti non
                    previsti e vietati, e quindi dell’illegalità.
                    Ci inorgoglisce molto il fatto che molti dei passi della nuova
                    legge cinese sono una diretta conseguenza delle discussioni
                    intercorse fra l’ente AQSIQ di Pechino ed il nostro staff PolieCo
                    che, in questa fase è stato visto come un vero e proprio organi-
                    smo consultivo da cui estrarre conoscenze e proposte finalizzate
                    alle realizzazione di regole precise, condivisibili ed applicabili
                    nell’ottica della sostenibilità e della green economy.
                    Non nascondo che alcuni passaggi molto delicati hanno riguar-
                    dato, ad esempio, il malcostume legato alla scappatoia di esibire
                    certificazioni e autorizzazioni per esportare che venivano passa-
                    te di mano in mano tra le varie aziende (molte aziende italiane
                    hanno esportato con licenze tedesche o olandesi); troppo spesso
                    si ignora la destinazione degli impianti finali (condizione indi-
                    spensabile per la norma Comunitaria sull’esportazione di rifiuti
                    e che restava di difficile comprensione per la parte cinese).


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