Page 197 - Silvae N. 15-18 Gennaio 2011 Dicembre 2012.pdf
P. 197
Articolo 260 del Codice Penale: Italia – Cina non solo andata?
delle mie dichiarazioni, per molti scomode, né, d’altro canto, lo
stimolo a proseguire su questa strada soprattutto da parte delle
autorità cinesi, preoccupate, come noi, del resto, di contrastare
traffici e dinamiche delittuose che nuocciono anche alla stessa
popolazione locale.
Non è un caso, infatti, che l’estate scorsa, dopo un lungo e diffi-
coltoso percorso normativo da parte della Repubblica Popolare
Cinese, la stessa abbia varato una norma precisa dove si fa
espressamente divieto di importazione di rifiuti solidi pericolo-
si, di rifiuti solidi destinati al recupero energetico, così come di
prestare vendere o affittare le varie certificazioni e/o licenze per
importare o esportare in Cina.
[NdR. “Legge della Repubblica Popolare Cinese per la prevenzione del-
l’inquinamento ambientale da rifiuti solidi” e leggi e regolamenti
amministrativi ad essa collegati ove si stabiliscono le “misure organiz-
zative per l’importazione di rifiuti solidi”, promulgata in data 8 aprile
2011 ed in vigore dal 1° agosto 2011].
Nei vari viaggi che ho fatto in Cina per conto del PolieCo ho
potuto verificare come le norme messe in atto dimostrano che le
istituzioni cinesi sono preoccupate quanto noi del fenomeno e
sono estremamente ricettive sulle regole da applicare per argi-
nare quanto più possibile il fenomeno dell’ingresso di rifiuti non
previsti e vietati, e quindi dell’illegalità.
Ci inorgoglisce molto il fatto che molti dei passi della nuova
legge cinese sono una diretta conseguenza delle discussioni
intercorse fra l’ente AQSIQ di Pechino ed il nostro staff PolieCo
che, in questa fase è stato visto come un vero e proprio organi-
smo consultivo da cui estrarre conoscenze e proposte finalizzate
alle realizzazione di regole precise, condivisibili ed applicabili
nell’ottica della sostenibilità e della green economy.
Non nascondo che alcuni passaggi molto delicati hanno riguar-
dato, ad esempio, il malcostume legato alla scappatoia di esibire
certificazioni e autorizzazioni per esportare che venivano passa-
te di mano in mano tra le varie aziende (molte aziende italiane
hanno esportato con licenze tedesche o olandesi); troppo spesso
si ignora la destinazione degli impianti finali (condizione indi-
spensabile per la norma Comunitaria sull’esportazione di rifiuti
e che restava di difficile comprensione per la parte cinese).
200 - SILVÆ - Anno VII n. 15/18

