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ArteMISIA 3.0. LA CondIzIone deLLA donnA neI SeCoLI




                  Si tratta di serrare i pollici con delle corde, poi via via strette sempre più con
             una leva f no a quasi strapparli. tassi alla f ne fu condannato, seppur blandamen-
             te, e la Gentileschi - sebbene segnata per sempre da quella esperienza - avviò una
             nuova vita personale ed artistica.
                  Anche come artista Artemisia non ebbe vita facile. All’epoca, una donna
             pittrice era una anomalia nel mondo maschile delle arti. Inoltre la Gentileschi era
             pittrice particolarmente tecnica - era chiamata la pittora ed emergeva, si direbbe
             ora - e ben sapeva usare colori, impasti, polveri che, stesi in modo ef  cace dalla
             mano, restituivano opere molto apprezzate.
                  Artisticamente aveva recepito l’indirizzo tecnico paterno e la sua produzio-
             ne pittorica  è  alla  maniera  di  Caravaggio:  Merisi  fu contemporaneo  dei
             Gentileschi e si caratterizzava per un uso realistico dei colori e di fedeltà al model-
             lo vivo. Le scene rappresentate da Caravaggio sono vivide, emotive, realistiche
             come lo sono quelle di Artemisia, in particolare laddove il tema è energico e vitale
             o, al contrario, mortale.
                  Giuditta ed Oloferne è un tema caro al barocco, proprio negli anni in cui
             dominava la Controriforma e la Chiesa aveva accolto molte spinte innovatrici, e
             la sua vicenda incarna il senso femminile, eroico e giusto, che una parte dei pen-
             satori  ed artisti  di  quel  periodo poneva  in contradittorio con  la  aggressività
             maschile.
                  Anche Caravaggio dipinse, nel 1603, una sua Giuditta e Oloferne: l’opera,
             commissionata dal banchiere ottavio Costa, è conservata a Palazzo Barberini,
             qui a roma.
                  I due quadri - quello di Artemisia e quello di Michelangelo Merisi - quindi
             hanno uno stesso tema e gli stessi personaggi: il generale oloferne, ubriaco dopo
             un banchetto, sgozzato per mano dell’ebrea Giuditta, assistita da una serva. Con
             questa esecuzione Giuditta salvò il popolo giudeo di Betulia dalla sopraf azione
             degli Assiri di nabucodonosor.
                  Ciò che distingue le opere è il contesto in cui l’artista ha espresso l’idea stessa
             di femminilità e azione: il contesto - e la pittura è in questo forse la più rappresen-
             tativa delle arti f gurative - perimetra la cornice di valori, signif cati, ruoli e repu-
             tazioni che una persona, e gli esseri umani in generale, assegna a sé e agli altri da
             sé ed attorno alla quale si sviluppano norme, consuetudini, cultura e società. ed
             appunto anche l’arte.
                  L’impalcatura di significati ed interpretazioni che governa un contesto
             produce effetti su ogni scibile umano: sugli aspetti religiosi, su quelli norma-
             tivi, sul fronte dei diritti dell’individuo e su quello dei doveri e delle consuetu-
             dini.

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