Page 13 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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IntroduzIone


                                          Giorgio Stefano Manzi*

                    La pittura, al pari della musica o della poesia, è una delle forme espressive
               che meglio rende tangibile, percepibile, la sublimazione dell’artista.
                    non è necessario che un’opera d’arte ci piaccia - nel senso kantiano di bellezza -
               perché possa trasmettere a chi la osserva, la ascolta o la legge il percorso immagi-
               nario che era nella mente dell’autore che, così realizzandola, ha appunto sublima-
               to parte di sé, ha rivelato il dionisiaco, direbbe nietzsche.
                    Sigmund Freud - che ci ha proposto più di una lettura di che cosa sia la
               sublimazione - suggeriva che l’arte perviene al das Ding, la cosa, intesa come riem-
               pitivo di un vuoto che pervade il mondo pulsionale dell’artista: in pratica una val-
               vola, aggressiva ma innocua, di sfogo. Sul punto però, lo psicanalista Lacan sug-
               gerisce invece che il das Ding, nell’artista, rappresenta il mondo incompiuto, quel
               desiderio di realizzazione e pienezza che nella realtà umana rimane inappagato.
               Cioè un desiderio inespresso, una impellenza irrealizzata, un sogno ad occhi aper-
               ti. Si tratterebbe quindi più di un “progetto” che di uno “sfogo”.
                    Questo è il motivo per cui abbiamo speciBcatamente scelto, come tema ico-
               nico di questa lezione-tavola rotonda sulla condizione della donna nel tempo, un
               olio su tela che la pittrice Artemisia Gentileschi realizzò nel 1620 e che si trova
               esposto agli u&zi a Firenze: Giuditta che decapita Oloferne. È uno dei diversi
               quadri con lo stesso tema realizzato dalla artista, ma questo, più degli altri, ha una
               sua speciBca funzione introduttiva.
                    Sulla vita di Artemisia Gentileschi faremo più di un cenno durante il con-
               vegno perché la pittrice romana (poi Borentina, poi veneziana, napoletana ed
               inglese) si trovò a fronteggiare una situazione assai gravosa: fu vittima di stupro
               da parte di un amico del proprio padre, il pittore orazio Gentileschi, e si illuse
               che lo stupratore,  Agostino tassi  detto  l’avventuriero  ed anch’egli  pittore,
               avrebbe mantenuto la promessa di un matrimonio riparatore, non sapendo però
               che l’avventuriero era già sposato. Artemisia a-rontò il processo, avviato a segui-
               to della sua denuncia, secondo le norme dell’epoca: per accertarsi che quella rac-
               contata ai giudici fosse la verità, la Gentileschi venne torturata con il supplizio
               dei sibilli.


               *  Generale di Brigata (ris), già titolare della Cattedra di Scienze Investigative e titolare dell’insegnamento
                  di Criminologia.

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