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                  Se da un lato la crittografia rappresenta uno strumento fondamentale per la
             sicurezza delle informazioni, dall’altro può rendere difficoltosa, se non impossibile,
             l’acquisizione di prove cruciali, creando un conflitto tra esigenze investigative e dirit-
             ti individuali.
                  in parallelo, l’autore discute l’utilizzo dell’intelligenza Artificiale, che sta pro-
             gressivamente permeando il sistema giuridico, soprattutto in ambito di prevenzione
             e decisioni predittive. L’Ai, pur essendo uno strumento di grande potenzialità, sol-
             leva interrogativi etici e giuridici, in quanto potrebbe ridurre il ruolo umano nel pro-
             cesso decisionale, minando il valore del giudizio del magistrato e la possibilità di un
             esame critico delle prove, come avviene nel tradizionale contraddittorio processuale.
                  infine, si esplorano le complicazioni operative introdotte dalla dematerializza-
             zione della giurisdizione, una dimensione che rischia di smaterializzare non solo la
             prova, ma l’intero processo penale. La prova digitale, spesso transnazionale e deterri-
             torializzata,  impone  la  necessità  di  un  ripensamento  del  diritto  penale  nella  sua
             dimensione internazionale. Le prove digitali non sono più limitate a un dato geogra-
             fico preciso, ma possono provenire da server collocati in Paesi lontani, e questo sol-
             leva questioni di cooperazione internazionale e di giurisdizione che non sono facil-
             mente risolvibili, come sottolinea l’autore nel sesto capitolo a proposito del ruolo di
             Eurojust ed Europol.
                  in questo scenario, De Vita mostra come il diritto penale tradizionale, radicato
             in una struttura territoriale e nazionale, debba affrontare nuove sfide legate alla glo-
             balizzazione dei dati e alla possibilità che le leggi di uno Stato non siano applicabili
             in  contesti  internazionali.  L’opera  evidenzia  il  rischio  di  un  sistema  giuridico  «a
             macchia di leopardo», in cui le diverse normative giuridiche su scala internazionale
             potrebbero non essere allineate, portando a incertezze e conflitti normativi.
                  La visione sistemica e l’attenzione alle implicazioni più profonde dei cambia-
             menti tecnologici permettono di comprendere appieno come il diritto penale debba
             evolversi per rispondere in modo equo e giusto alla sfida della prova digitale, senza
             sacrificare i principi fondamentali del giusto processo.
                  Si può quindi affermare che l’opera dell’avvocato De Vita rappresenta uno
             strumento di approfondimento per chiunque sia coinvolto nell’analisi e nell’appli-
             cazione del diritto penale in un’epoca sempre più digitalizzata. È un testo altamente
             raccomandato per giuristi, accademici, e professionisti del settore legale e investiga-
             tivo, in quanto offre strumenti teorici e pratici per affrontare le sfide poste dalla
             prova digitale nei processi penali. La sua capacità di integrare conoscenze giuridiche
             e scientifiche lo rende un riferimento nel campo della digital forensics e della giusti-
             zia penale.

                                                                          Elisa Malangone









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