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LIBRI




                                                  Roberto Chiarvetto, Michele Soffiantini
                                                     A sud del Tropico del Cancro
                                           Rivista Aeronautica editore, 2022, pp. 320, euro 25,00

                                            L’opera di Roberto Chiarvetto e Michele Soffiantini
                                         si inserisce quale naturale conclusione di un percorso
                                         di ricerca che i due autori, assieme o separatamente,
                                         svolgono ormai da decenni e riguarda le attività militari
                                         italiane nella colonia libica, con un particolare occhio di
                                         riguardo a quelle della Regia Aeronautica. La peculiari-
                                         tà di tale ricerca è quella di saper sapientemente coniu-
                                         gare, alla normale ricerca storiografica e di fondi archi-
                                         vistici (i più svariati, diversi dei quali privati, che hanno
                                         portato alla luce mappe e fotografie inedite, regolar-
                                         mente pubblicate), anche una vera e propria esplora-
               zione geografica frutto dell’esperienza “sul campo” degli autori.
                  E in realtà la vera protagonista è veramente la Geografia, che in questo caso
               prende il centro della scena e mette accanto a sé la storia militare e politica, in una
               descrizione delle ambizioni italiane, francesi e inglesi nel Sub Sahara («A sud del
               tropico» per parafrasare il titolo del libro) a partire dalla fine del primo conflitto
               mondiale e, in particolar modo, negli anni Trenta del secolo passato.
                  Tali ambizioni vedevano i tre paesi con contrastanti aspirazioni di controllo di quel-
               l’area estesa e desolata, ma dannatamente importante da un punto di vista strategico,
               che vira verso il Lago Ciad e di cui Cufra e la sua oasi divenivano punto nodale.
                  L’area in questione, già oggetto di accordi tra Regno Unito e Repubblica di
               Francia alla fine del XIX secolo (a seguito del celeberrimo incidente di Fascioda),
               era però il naturale “giardino sul retro” della colonia libica italiana, che alla fine
               degli anni Venti aveva visto terminare le operazioni di pacificazioni dell’entroterra
               e che ora cercava di estendersi e coprire il proprio fronte meridionale.
                  Per tenere testa a queste ambizioni, che naturalmente si scontravano con le ana-
               loghe franco - britanniche, le forze armate italiane potevano contare su una dottri-
               na di impiego delle forze terrestri ed aeree piuttosto ben sviluppata, almeno in fun-
               zione di esplorazioni a largo raggio e contrasto alle bande. L’impiego congiunto di
               forze aeree, forze terrestri motorizzate su colonne mobili e punti fortificati, che
               aveva portato al successo pochi anni prima contro le bande libiche, si rivelava ora
               utile strumento politico - diplomatico con sufficiente flessibilità di impiego unita
               ad autonomia e iniziativa lasciata ai comandanti sul terreno.
                  Le numerose spedizioni esplorative italiane e gli attriti che ne conseguirono con
               gli altri attori in gioco funsero da necessario retroterra agli accordi diplomatici del
               luglio 1934 (con la Gran Bretagna) e del successivo gennaio 1935 (con la Francia)
               con cui si delimitarono sfere di influenza e vera e propria sovranità. Accordi che
               però, anche per il deteriorarsi dei rapporti tra i paesi, non sempre vennero poi con-
               cretamente attuati, lasciando in un limbo territori che, formalmente assegnati ad un
               paese, in realtà ancora vedevano la sovranità di un altro. Problemi che, seppur pos-
               sano sembrare di poco conto, soprattutto per la scarsità di popolazione che abitava
               quelle zone, non sono stati risolti che sessanta anni dopo, con l’intervento della
               Corte internazionale di giustizia e dopo un ventennio di guerra a singhiozzo com-
               battuta tra la nuova Jam h riyya libica ed il vicino stato ciadiano, erede di quella
               Africa Equatoriale francese con cui gli italiani si erano dovuti interfacciare.

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