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DOTTRINA



                  In effetti nella vittima si registrano meccanismi di dipendenza e inversione
             di colpa che impediscono la possibilità di reazione e nella maggior parte dei casi
             la donna, se parliamo di vittima femminile, giustifica assurdamente la violenza
             del marito o del compagno con un suo comportamento inadeguato e la sua feri-
             ta diventa duplice, come vittima e come colpevole della situazione. Di frequen-
             te, infatti, la violenza viene rimossa negando la realtà soprattutto a causa della
             confusione che esiste nella cultura corrente tra atti di violenza e manifestazioni
             d’amore, di cui la gelosia rappresenta uno stereotipo.
                  Dalle statistiche e dalle ricerche rilevate dai centri antiviolenza  si evince
                                                                             (23)
             che più del settantacinque per cento degli autori dei maltrattamenti non presen-
             tano alcuna particolare caratteristica psicofisica alterata, sono ben inseriti nella
             società e rispettati nel campo lavorativo, anche se tali condotte sono spesso
             legate a personalità di tipo nevrotico. La vittima dei maltrattamenti in ambito
             familiare spesso non è consapevole di essere tale e vive in uno stato di incertez-
             za, smarrimento e, soprattutto, paura. È fondamentale esaminare analiticamen-
             te, per poterli riconoscere e definire, quei comportamenti che sono espressione
             di violenza, ma che spesso non sono considerati tali, perché vengono vissuti
             come episodi da non inquadrare in un unico contesto :
                                                                 (24)
                  ➢ Intimidazioni: la vittima vive nella paura di essere lasciata o picchiata se
             non si comporta come desidera il partner;
                  ➢ Isolamento: la vittima è indotta gradualmente ad interrompere i rapporti
             con l’esterno, con gli amici, con gli stessi parenti e spesso addirittura a lasciare
             il lavoro con la conseguenza di essere completamente sotto il controllo del per-
             secutore e a subire il potere esercitato nei suoi confronti;
                  ➢ Svalorizzazione: la vittima, con la violenza, introietta nel tempo la convin-
             zione di una sua totale incapacità di fare qualunque cosa e una sensazione di
             totale annullamento;
                  ➢ Colpevolizzazione: la vittima assume su di sé la responsabilità di quanto
             accade, trovando un alibi ai comportamenti violenti che subisce, che la induce
             a tacere;
                  ➢ Aggressione fisica e sessuale: le percosse e la costrizione ad avere rapporti
             sessuali rappresentano la punta estrema di un legame all’interno del quale si
             instaura una totale subordinazione della vittima alla prevaricazione del partner;
                  ➢ Discontinuità della violenza: le unioni di questo tipo sono caratterizzate da
             false riappacificazioni e periodi di apparente normalità, che destabilizzano la
             vittima e la inducono a sperare in un pentimento, trattenendola dal prendere
             decisioni drastiche, come una denuncia o una separazione.


             (23)  CHIDICHIMO, 2006.
             (24)  HIRIGOYEN, 2005.

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