Page 68 - Rassegna 2021-1
P. 68
DOTTRINA
In effetti nella vittima si registrano meccanismi di dipendenza e inversione
di colpa che impediscono la possibilità di reazione e nella maggior parte dei casi
la donna, se parliamo di vittima femminile, giustifica assurdamente la violenza
del marito o del compagno con un suo comportamento inadeguato e la sua feri-
ta diventa duplice, come vittima e come colpevole della situazione. Di frequen-
te, infatti, la violenza viene rimossa negando la realtà soprattutto a causa della
confusione che esiste nella cultura corrente tra atti di violenza e manifestazioni
d’amore, di cui la gelosia rappresenta uno stereotipo.
Dalle statistiche e dalle ricerche rilevate dai centri antiviolenza si evince
(23)
che più del settantacinque per cento degli autori dei maltrattamenti non presen-
tano alcuna particolare caratteristica psicofisica alterata, sono ben inseriti nella
società e rispettati nel campo lavorativo, anche se tali condotte sono spesso
legate a personalità di tipo nevrotico. La vittima dei maltrattamenti in ambito
familiare spesso non è consapevole di essere tale e vive in uno stato di incertez-
za, smarrimento e, soprattutto, paura. È fondamentale esaminare analiticamen-
te, per poterli riconoscere e definire, quei comportamenti che sono espressione
di violenza, ma che spesso non sono considerati tali, perché vengono vissuti
come episodi da non inquadrare in un unico contesto :
(24)
➢ Intimidazioni: la vittima vive nella paura di essere lasciata o picchiata se
non si comporta come desidera il partner;
➢ Isolamento: la vittima è indotta gradualmente ad interrompere i rapporti
con l’esterno, con gli amici, con gli stessi parenti e spesso addirittura a lasciare
il lavoro con la conseguenza di essere completamente sotto il controllo del per-
secutore e a subire il potere esercitato nei suoi confronti;
➢ Svalorizzazione: la vittima, con la violenza, introietta nel tempo la convin-
zione di una sua totale incapacità di fare qualunque cosa e una sensazione di
totale annullamento;
➢ Colpevolizzazione: la vittima assume su di sé la responsabilità di quanto
accade, trovando un alibi ai comportamenti violenti che subisce, che la induce
a tacere;
➢ Aggressione fisica e sessuale: le percosse e la costrizione ad avere rapporti
sessuali rappresentano la punta estrema di un legame all’interno del quale si
instaura una totale subordinazione della vittima alla prevaricazione del partner;
➢ Discontinuità della violenza: le unioni di questo tipo sono caratterizzate da
false riappacificazioni e periodi di apparente normalità, che destabilizzano la
vittima e la inducono a sperare in un pentimento, trattenendola dal prendere
decisioni drastiche, come una denuncia o una separazione.
(23) CHIDICHIMO, 2006.
(24) HIRIGOYEN, 2005.
66

