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GRAFOLOGIA APPLICATA ALLE SCIENZE CRIMINALISTICHE



                     Coesistenza di numerose reazioni parossistiche e altrettanto importanti bloc-
               chi. La soglia di sopportazione e di autocontrollo è fragile rispetto alle pulsioni
               troppo forti. Con un accumulo di tensioni costante e continuo, il passaggio all’atto
               deviante diventa un rischio evidente. Altri elementi presenti come l’angolosità rigi-
               da del tratto e la pressione spostata contribuiscono ad accrescere il rischio.
                     Rifacendosi in parte al metodo grafometrico, importante contributo è quello
               di Alain Buquet, grafologo, perito giudiziario iscritto alla Corte di cassazione a
               Parigi, che nei suoi libri, L’expertise des écritures manuscrites (1991)  e Les ècritures des
                                                                          (19)
               personnalités pathologiques ou criminelles, étude clinique, del 1994, definisce i criteri gra-
               fodiagnostici che corrispondono a una sintomatologia di disturbi organici nervosi
               e mentali o a disturbi esclusivamente motori o dovuti a intossicazioni esogene .
                                                                                         (20)
                     Al di là di tutte queste teorie, pure interessanti e sempre dimostrate e convali-
               date statisticamente, la possibilità di vedere con certezza dalla scrittura i segni premo-
               nitori o semplicemente la chiara espressione di una personalità criminale è difficilis-
               simo e deontologicamente criticabile, soprattutto perché la parola “crimine” molto
               raramente designa un fenomeno naturale, che ha a che fare con una struttura biolo-
               gica, ma è spesso una qualificazione culturalmente data a un comportamento .
                                                                                      (21)
                     Lo stesso concetto di aggressività, tema necessariamente connesso all’atto
               criminale può essere inteso come potenzialità, biologica o psicologica, ma non
               sempre si esplica in violenza comportamentale. Molti recenti studi sull’argo-
               mento hanno indagato la propensione all’antisocialità, ovvero i fattori predispo-
               nenti un comportamento ai danni degli altri, senza però pretendere di trarre
               conclusioni in senso deterministico (ibidem).
                     La grafologia, l’analisi di una scrittura, può invece essere utile per rilevare
               i tratti caratteristici di una personalità a rischio, la vulnerabilità, l’incapacità di
               tollerare frustrazioni, la rigidità e la chiusura, ma il grafologo non può e non
               deve porsi in termini deterministici; la grafologia può aiutare a descrivere un
               comportamento che riflette le disposizioni innate, le motivazioni, le attitudini
               sensoriali affettive o cognitive, per capire meglio il significato dell’atto in rela-
               zione alla sua origine e al suo fine .
                                                (22)
                     Il  maltrattamento  in  famiglia  è  un  disagio  sociale  sempre  più  diffuso
               soprattutto contro le donne, ma non mancano casi contrari, in cui la vittima è
               l’uomo o i figli, e non è più riferibile ad un ambiente degradato e miserabile, ma
               ad un attaccamento sbagliato, all’incapacità di mettere confini e limiti, spesso ad
               una perversa collusione tra vittima e persecutore.


               (19)  Trad. italiana, 2007.
               (20)  BUQUET, 1994.
               (21)  MERZAGORA, BETSOS, 2012.
               (22)  WITKOWSKI, 1989.

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