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GRAFOLOGIA APPLICATA ALLE SCIENZE CRIMINALISTICHE
Coesistenza di numerose reazioni parossistiche e altrettanto importanti bloc-
chi. La soglia di sopportazione e di autocontrollo è fragile rispetto alle pulsioni
troppo forti. Con un accumulo di tensioni costante e continuo, il passaggio all’atto
deviante diventa un rischio evidente. Altri elementi presenti come l’angolosità rigi-
da del tratto e la pressione spostata contribuiscono ad accrescere il rischio.
Rifacendosi in parte al metodo grafometrico, importante contributo è quello
di Alain Buquet, grafologo, perito giudiziario iscritto alla Corte di cassazione a
Parigi, che nei suoi libri, L’expertise des écritures manuscrites (1991) e Les ècritures des
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personnalités pathologiques ou criminelles, étude clinique, del 1994, definisce i criteri gra-
fodiagnostici che corrispondono a una sintomatologia di disturbi organici nervosi
e mentali o a disturbi esclusivamente motori o dovuti a intossicazioni esogene .
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Al di là di tutte queste teorie, pure interessanti e sempre dimostrate e convali-
date statisticamente, la possibilità di vedere con certezza dalla scrittura i segni premo-
nitori o semplicemente la chiara espressione di una personalità criminale è difficilis-
simo e deontologicamente criticabile, soprattutto perché la parola “crimine” molto
raramente designa un fenomeno naturale, che ha a che fare con una struttura biolo-
gica, ma è spesso una qualificazione culturalmente data a un comportamento .
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Lo stesso concetto di aggressività, tema necessariamente connesso all’atto
criminale può essere inteso come potenzialità, biologica o psicologica, ma non
sempre si esplica in violenza comportamentale. Molti recenti studi sull’argo-
mento hanno indagato la propensione all’antisocialità, ovvero i fattori predispo-
nenti un comportamento ai danni degli altri, senza però pretendere di trarre
conclusioni in senso deterministico (ibidem).
La grafologia, l’analisi di una scrittura, può invece essere utile per rilevare
i tratti caratteristici di una personalità a rischio, la vulnerabilità, l’incapacità di
tollerare frustrazioni, la rigidità e la chiusura, ma il grafologo non può e non
deve porsi in termini deterministici; la grafologia può aiutare a descrivere un
comportamento che riflette le disposizioni innate, le motivazioni, le attitudini
sensoriali affettive o cognitive, per capire meglio il significato dell’atto in rela-
zione alla sua origine e al suo fine .
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Il maltrattamento in famiglia è un disagio sociale sempre più diffuso
soprattutto contro le donne, ma non mancano casi contrari, in cui la vittima è
l’uomo o i figli, e non è più riferibile ad un ambiente degradato e miserabile, ma
ad un attaccamento sbagliato, all’incapacità di mettere confini e limiti, spesso ad
una perversa collusione tra vittima e persecutore.
(19) Trad. italiana, 2007.
(20) BUQUET, 1994.
(21) MERZAGORA, BETSOS, 2012.
(22) WITKOWSKI, 1989.
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