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LIBRI
Ci sono immagini in questo racconto assolutamente preziose, capaci di rendere
puntualmente il clima che si respira nel percorrere quell’esperienza, figure capaci
quasi di far sentire i rumori che rimbalzano dalle scale ai cortili, dalle aule alle
camerate. E ancora, la ritualità del collegio, ora feroce e ora allegra e spensierata, la
competizione interna, il rapporto con gli altri e quello con la propria determinazio-
ne, il tutto che scorre sotto l’insistente presenza di una epigrafia formativa e lapi-
daria, “Preparo alla vita e alle armi”. Ma il senso di questo percorso lo si comprende
solo alla fine, quando ci si trova a sorprendersi di come agli inizi, si sia presa sot-
togamba la valenza di quel primo monito, “Essere più che sembrare”, severo motto
che ricolloca nella giusta posizione il fascino dei bottoni argentati della divisa e il
manico bianco dello spadino. Solo chi ha vissuto quei momenti, scanditi uno per
uno, sopportati e goduti, in una alternanza priva di una logica apparente, riesce a
trasmettere la forza di quella macchina impastatrice che è la Scuola militare, vero
motore di formazione che poi, quando la nebbia che avvolge il tumulto dell’anima
alla fine si posa, tutto diventa chiaro, fino a capire che nulla poteva essere diverso.
È un’emozione forte leggere queste pagine, una dopo l’altra, da divorare con pas-
sione e curiosità fino alla fine. Chi acquista un libro, per quanto possa sembrare
paradossale, spera di acquistare un dispiacere; è il paradosso tipico di chi compra
un libro, perché in cuor suo spera di voltare l’ultima pagina del libro con il dispia-
cere di averlo terminato di leggere, e non ci sono più altre pagine. Poi, stagliato
nell’ultima di copertina, il regalo più bello, il messaggio più prezioso, il recupero di
quel cammeo formidabile che non resisto a riportare, così com’è: “Cerchi di sentirsi
parte della Scuola e non richiuso in essa. Si chieda il significato di ciò che accade, senza subirla
questa vita, e alla fine vedrà che anche lei incomincerà a sentirsi uno di questi mattoni e ne proverà
un orgoglio infinito... Non faccia della Scuola uno strumento per arrivare a qualcosa, non la usi,
ma ne comprenda il suo scopo. Anche quei disagi che oggi vive, mi creda, domani saranno la sua
forza”.
Come una voce fuori campo che dovrebbe accompagnare ogni allievo in questo
viaggio esperienziale unico. Il lavoro del collega ex allievo mi è poi particolarmente
caro oggi, non solo per avermi dato l’occasione di riandare con la memoria a giorni
più preziosi della mia gioventù, ma soprattutto in questo momento, in cui il servi-
zio mi ha chiamato ad espletare l’incarico di Redattore Capo della “Rassegna
dell’Arma dei Carabinieri” presso la Scuola Ufficiali, luogo formativo per eccellen-
za, dove la costante trasmissione dei valori rappresenta la prima e vera mission
dell’Istituzione, e dove allora questo libro ha ben il diritto al posto d’onore sulla
scrivania.
Colonnello
Michele Lippiello
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