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I carabinieri del 1945 - La Liberazione




                  nell’episodio in questione si racconta come, partendo da un semplice foglio
             di congedo datato 1899 e conservato in famiglia tra numerosi documenti e scartof-
             f e, sia stato possibile ricostruire la storia del carabiniere giovanni Paderni, origina-
             rio di Bornato, un piccolo paese della provincia di Brescia.
                  Attraverso i pochi dati riportati su quel documento come nome, grado, data
             di arruolamento, congedo e sede di servizio, è emersa la vicenda di un uomo che per
             quattro anni ha servito la Patria in un’epoca cruciale per il consolidamento dell’uni-
             tà nazionale.
                  Quella  che poteva  sembrare una  semplice biograf a  dimenticata  ha  invece
             rivelato il volto concreto della storia. Questo documento si è rivelato essenziale per
             comprendere il profondo legame dell’uomo con la Benemerita, un legame così
             forte da essere tramandato ai familiari.
                  non sorprende,  quindi,  che  egli,  iscritto all’Associazione nazionale
             carabinieri in congedo, nella prima fase del dopoguerra - ormai ultra-settantenne -
             si sia prodigato, insieme ad altri appartenenti all’associazione, per il mantenimento
             dell’ordine pubblico durante il delicato periodo di transizione tra la caduta della
             repubblica Sociale e l’arrivo degli Alleati .
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                  Proprio questo ultimo aspetto, ad esempio, of re uno spunto prezioso per
             comprendere il contesto più ampio e generale del 1945, in particolare, la storia di
             quest’uomo  ci  permette  di  dare uno sguardo più  dettagliato ad un  tema  poco
             approfondito, ovvero le profonde trasformazioni degli organi di polizia alla conclu-
             sione del secondo conf itto mondiale. In un’Italia segnata dalla f ne della guerra,
             dalla caduta del fascismo repubblicano e dall’avvio della ricostruzione democratica,
             il sistema della sicurezza pubblica era profondamente frammentato, accanto alla
             riorganizzazione istituzionale delle forze dell’ordine che vedeva la graduale epura-
             zione e il riassorbimento del personale dell’ex guardia nazionale repubblicana, la
             presenza della polizia partigiana e l’azione delle nuove autorità statali, si assistette al
             coinvolgimento diretto di ex carabinieri, spesso in congedo da anni, che decisero di
             rimettersi volontariamente al servizio del Paese.
                  la f gura di giovanni, in questo senso, diventa emblematica: il suo ritorno in
             servizio attivo, seppur in forma volontaria e associativa, rappresenta non solo la



             2 numerosi iscritti all’Associazione nazionale carabinieri in congedo contribuirono, alla f ne della
               guerra, al mantenimento dell’ordine pubblico durante la fase di transizione seguita alla caduta della
               repubblica Sociale Italiana e prima della piena restaurazione delle autorità alleate. In un contesto di
               vuoto istituzionale nel nord Italia, dovuto allo scioglimento della guardia nazionale repubblicana
               e alla crisi delle forze dell’ordine in fase di ricostituzione, questi ex militari - spesso af  ancati da ex
               partigiani - furono impiegati come ausiliari per mantenere l’ordine pubblico. Sebbene tale prassi
               abbia interessato anche l’Arma dei carabinieri, essa fu più dif usa negli organi di Pubblica Sicurezza,
               che versavano in condizioni di maggiore disorganizzazione strutturale.

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