Page 326 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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I carabinieri del 1945 - La Liberazione
1. Una nuova idea di storia
negli anni la risposta alla domanda “chi sono i veri protagonisti della storia
dell’umanità?” è spesso cambiata, in particolar modo, essa ha avuto una radicale
innovazione nel novecento con gli studi de l’École des annales di lucien Febvre e
Marc Bloch. grazie ai fondamentali contributi di questi giganti della storiograf a, si
è superata una visione della storia che privilegiava una narrazione “piatta”, centrata
quasi esclusivamente sui grandi sovrani e condottieri. Al suo posto si è af ermata
una concezione più ampia e dinamica, capace di volgere lo sguardo anche verso la
gente comune. oggi, non è più accettabile leggere la storia soltanto come il risultato
delle azioni di “grandi uomini”.
Pur senza negare il ruolo cruciale di f gure politiche, militari, culturali e reli-
giose che hanno lasciato un segno nella memoria collettiva, conoscere davvero la
storia signif ca qualcosa di più: signif ca dare voce all’intera umanità, anche ai
“senza nome”, a miliardi di persone che, pur non essendo ricordate nei libri, hanno
vissuto e contribuito a costruire il corso degli eventi. Questa seconda visione, seb-
bene più dif cile da approfondire in quanto i grandi personaggi hanno lasciato
molte testimonianze, mentre la gente comune spesso no, rappresenta una prospet-
tiva fondamentale.
l’approccio alla “microstoria” suggerisce quindi di guardare ai fenomeni su
scala ridotta, analizzando la biograf a di un individuo o comunque di un numero
esiguo di soggetti. A questo concetto si legano strettamente altri due fenomeni nati
precedentemente ma che si sono af ermati maggiormente solo negli ultimi decenni
ovvero la Public History e le Digital Humanities. nonostante questi siano percorsi
convergenti e sempre più compenetrati, ciascuno di essi ha le proprie radici profon-
de. Il concetto di Public History nasce negli Stati Uniti tra gli anni ’60 e ’70, per
includere nella narrazione storica le categorie sociali emarginate.
nel 1978 viene fondata la rivista The Public Historian, con l’obiettivo di ren-
dere la storia accessibile a un pubblico non specialista. le Digital Humanities, inve-
ce, af ondano le radici nel 1949, quando il gesuita roberto Busa, con l’aiuto di
thomas Watson (IBM), avviò l’index Thomisticus, primo grande progetto di digi-
talizzazione umanistica, segnando l’inizio della collaborazione tra informatica e
discipline umanistiche.
2. La rete come archivio?
la fusione tra questi due approcci ha trovato una naturale alleata nello svilup-
po delle piattaforme digitali e dei social network. Facebook (2004), Instagram
(2010) e altri canali of rono oggi la possibilità di condividere testimonianze, imma-
gini, lettere e documenti, anche da parte di utenti non specialisti.
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