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INSERTO
2. La “pulizia culturale” tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo
millennio
Nell’abominio assoluto delle guerre tra gli Stati della ex Repubblica fede-
rale socialista jugoslava che, nell’ultimo decennio del secolo scorso, sprofonda-
rono nuovamente l’Europa nell’abisso dei campi di concentramento e della
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pulizia etnica culminati nel genocidio dei bosniaci musulmani di Srebrenica , la
violenza bellica, anche in ragione della matrice interetnica e interreligiosa dei
conflitti, investi con furia iconoclasta anche il patrimonio artistico-culturale.
Emblematici casi di quella barbarie furono l’incendio appiccato nell’agosto ’92
alla Biblioteca nazionale di Sarajevo durante l’assedio serbo-bosniaco della
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città , dal quale si salvò soltanto la decima parte del patrimonio librario raccol-
to al suo interno, costituito da un milione e mezzo di volumi, alcuni dei quali
rari e antichissimi; la distruzione intenzionale, durante il medesimo assedio,
dell’Istituto orientale, che custodiva una tra le collezioni più ricche e preziose al
mondo di manoscritti in lingua araba, persiana, turca ed ebraica, oltre a migliaia
di documenti storici relativi alla dominazione ottomana della Bosnia; il crollo
del “ponte vecchio” della città di Mostar, nel novembre ’93, provocato dai ripe-
tuti cannoneggiamenti dall’esercito croato che si opponeva alle forze governa-
tive bosniache ; i bombardamenti da parte della artiglieria della Repubblica
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federale di Yugoslavia, alla fine del ’91, del centro storico dell’antica città croata
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di Dubrovnik , inserita nella liste del patrimonio culturale mondiale tutelato
dall’Unesco.
Alla inaudita violenza dello scontro bellico che provocò centinaia di
migliaia di vittime tra i civili inermi e milioni di profughi, il Consiglio di sicu-
rezza delle Nazioni Unite rispose istituendo il Tribunale internazionale per la ex
20 Il 9 luglio 1995 le truppe serbo-bosniache al comando del generale Ratko Mladic, di concerto
con Radovan Karadzic, Presidente della Repubblica socialista della Bosnia Erzegovina, ucci-
sero 8372 uomini, poi seppelliti in fosse comuni. Lo specifico intento di eliminare il gruppo
etnico del bosgnacchi alla base del massacro, comportò l’accusa di genocidio per entrambi,
condannati il primo all’ergastolo e il secondo a quaranta anni dal Tribunale internazionale
per la ex Jugoslavia. La pena di quest’ultimo è stata commutata in ergastolo nel giudizio di
appello, nel marzo 2019.
21 L’assedio più lungo della storia moderna iniziò il 5 aprile 1992 con le forze serbo-bosniache
che capeggiate da Milosevic, si schierarono sulle colline che circondavano la capitale della
Bosnia-Erzegovina, protraendosi sino al 29 febbraio 1996.
22 Come è noto, lo Stari Most era un ponte di pietra ottomano risalente al 1500, di grande valo-
re architettonico in quanto ritenuto ponte a singolo arco più grande del suo tempo, ma anche
e soprattutto simbolo della pacifica convivenza tra le due parti della città - una a maggioranza
cristiana, l’altra a maggioranza musulmana - di cui costituiva linea di separazione solo ideale.
23 Furono ritenuti responsabili e condannati per questi fatti, l’ammiraglio serbo Jokic e il gene-
rale montenegrino Strugar.
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