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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Alcuni ritengono che fra i due fenomeni vi sia un rapporto di causa ed
effetto proprio per evitare un eventuale intervento dei carabinieri a sostegno
degli ebrei, altri pensano che non vi siano prove documentali che supportino
tale teoria. Quel che è certo è che i nazisti temevano una sollevazione della
popolazione contro di loro, come già era successo a Napoli; e certamente un
intervento attivo dei Carabinieri a supporto di una eventuale insurrezione dei
cittadini, e tra essi anche degli ebrei, era un pericolo da scongiurare oltretutto
perché, come sopra già affermato, il numero dei nazisti presenti nell’Italia occu-
pata non era così alto da poter fronteggiare senza problemi una importante sol-
levazione contro di loro.
Su circa undicimila ebrei, 1.022 fu il numero totale, accertato a oggi, dei
rastrellati e deportati nell’operazione nazista, ovvero:
coloro che rimasero al Collegio Militare dopo le scarcerazioni (1.015),
una persona non ebrea ;
(4)
un bambino nato al collegio Militare ;
(5)
un ebreo già arrestato precedentemente ;
(6)
le due persone che si aggiunsero volontariamente al Collegio Militare
(7)
e alla stazione Tiburtina ;
(8)
i due ebrei che persero la vita durante l’arresto .
(9)
Per completezza di informazione, si sottolinea che la razzia del 16 ottobre
1943 avvenne in tutta Roma, non solo nell’area dell’ex ghetto .
(10)
Ognuno dei 1.022 rastrellati aveva una sua storia, fondamentale da raccon-
tare per comprendere che gli eventi del passato riguardano non sono solo
numeri, ma persone come noi.
(4) Carolina Milani assistente di Enrichetta De Angeli che era molto malata e che la Milani non
volle lasciare.
(5) Figlio di Marcella Perugia e Cesare Di Veroli.
(6) Massimo Darmon, figlio di Aurelio ed Enrichetta Valensi, catturato il 30 settembre 1943.
(7) Isacco Sermoneta.
(8) Costanza Sermoneta.
(9) Samuele Emanuele Ermanno Valabrega, figlio di Emanuele e Cecilia Silvia De Benedetti, e
Sofia Soria, figlia di Raffaele e Chiara Gentilomo. Armando Troisio, Roma sotto il terrore nazi-
sta, Roma, Castelvecchi, 2014, p. 238 e Relazione del Presidente della Comunità Israelitica di Roma
Ugo Foà circa le misure razziali adottate in Roma dopo l’8 settembre (data dell’armistizio Badoglio) a diret-
ta opera delle Autorità Tedesche di occupazione, 15 novembre 1943, pubblicata in Ottobre 1943: cronaca
di un’infamia, a cura della Comunità Israelitica di Roma, Roma, Tip. Dapco, 1961, p. 26. In Liliana
Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Milano, Mursia, 2002,
p. 846, e nello Schedario Anagrafe del Novecento conservato nell’ASCER, Sofia Soria è
segnalata come deceduta successivamente per stenti il 4 novembre 1943.
(10) Durante il periodo nazista a Roma non vi fu nessun ghetto; l’unico è stato quello istituito da
papa Paolo IV Carafa che durò dal 1555 al 1870, quando, con la breccia di Porta Pia, il Papa
perse il potere temporale.
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