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Gli insegnamenti di mio padre


                                            Nando dalla Chiesa
                                                             (*)

                     Gli esempi, la memoria. La memoria degli esempi. Così i padri (spesso)
               insegnano. Durante. Ma anche dopo; anzi, soprattutto dopo. Perché solo crescen-
               do possiamo capire davvero il significato e il valore di gesti e parole a cui abbia-
               mo assistito o che abbiamo ascoltato nell’infanzia o nell’adolescenza. E perché
               poi, al di là della nostra maturazione, è la vita che ci spiega ancora meglio, con
               le sue intemperie, il senso, la profondità di un esempio. Da un lato cresciamo
               individualmente, dall’altro i contesti storici ci ammaestrano e ci rivelano.































                1972/1973. Il sottotenente di complemento Nando dalla Chiesa insieme al padre Carlo Alberto
                                       durante il servizio militare nell’Arma
                           (Fonte: Archivio privato Generale Michele Di Martino, Palermo. Raccolta fotografica)

                     Mio padre mi ha insegnato molte cose. E ogni volta che ci rifletto mi
               rendo conto di quante siano. Il più delle volte lo ha fatto involontariamente,
               come tipicamente accade nelle famiglie, lasciando perciò tracce profonde. Più
               spontaneo è un gesto, meno è studiato per essere visto da altri, più grande resta
               il suo valore agli occhi di chi osserva.

               (*)  Professore  Ordinario  di  Sociologia  della  Criminalità  Organizzata  alla  Facoltà  di  Scienze
                    Politiche, Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano.

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