Page 50 - Forestale N. 53 novembre - dicembre 2009
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JUNIOR
PECORA... CALDA LANA
di Giulia Corrado
Una differenza sostanziale fra gli esseri umani e gli animali
esiste eccome: noi abbiamo bisogno di vestirci e gli animali no.
Quasi tutti gli animali hanno il corpo ricoperto di pelo, di pel-
liccia, di piuma e questo loro “abito” gli basta per affrontare
tutte le stagioni; invece l’essere umano, non possedendo una
spontanea pelliccia, ha bisogno di coprirsi con indumenti. Senza
dubbio i primi indumenti dell’uomo furono le pelli e le pellicce degli animali, ma
non sempre era così facile raggiungere ed uccidere tali animali. E in un terzo
tempo l’uomo pensò che poteva usare il pelo folto di alcune bestie per farsi dei
vestiti senza doverle uccidere.
Prima fra tutte la pecora. Gli uomini che erano giunti all’età del Bronzo e ave-
vano imparato a fabbricarsi strumenti taglienti, tosarono così il vello delle
numerose pecorelle.
Davvero una mossa geniale grazie alla quale oggi possiamo indossare guanti,
sciarpe, maglioni, cappotti, coperte, calze di LANA!
Ecco come si ottiene
La lana quindi è una fibra tessile naturale che si ottiene da ovini (pecore e alcu-
ni tipi di capre), da conigli, da camelidi (cammelli) e alcuni tipi di lama. Essa si
ricava attraverso l'operazione di tosatura, ovvero taglio del pelo, che avviene
due volte all’anno: in primavera quando comincia a far caldo e in autunno prima
dell’arrivo del freddo. La lana si stacca quasi in un unico pezzo per poi essere
pettinata, lavata e filata. La lana,
così ottenuta, viene definita lana
vergine.
Un altro metodo per ricavare la lana
è quello di recuperarla dopo la
macellazione della pecora stessa.
La lana che si ricava si chiama lana
di concia.
L'industria inoltre riutilizza la lana
ricavata dagli scarti di produzio-
ne; si parla in questo caso di lana
rigenerata. Spesso sentiamo par-
lare di lana merinos, ma cos’è?
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