Page 35 - Forestale N. 48 gennaio - febbraio 2009
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E ora si gareggia
La sicurezza delle tecniche e dell’attrezzatura rendono il tree climbing anche un’attività ricreativa, visto
che le modalità si fondano sul rispetto e l’attenzione nei confronti dell’albero e della sua struttura.
L’arrampicata sui tronchi, praticata con successo negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Giappone,
infatti, è diventata una disciplina sportiva piuttosto comune anche in Italia. Sufficienti abiti comodi,
poco ingombranti e scarpe da trekking leggere. Al resto dell’equipaggiamento pensano gli organizza-
tori dei corsi di preparazione. Ci si arrampica sul primo albero e da lì, una passeggiata tra le fronde,
alla scoperta dall’alto di malghe, sentieri incontaminati e laghetti. Ovviamente assicurati da una corda,
come in una scalata. Indispensabili spirito di gruppo e di adattamento e grande propensione
per la vita all’aria aperta. E soprattutto un fisico agile e snello e non del tutto
addormentato. “Ultimamente sta nascendo una vera e propria forma com-
petitiva nel tree climbing – dichiara Daniele Brugiotti, presidente
dell’Associazione Tree Style - ci sono campionati italiani, europei e
mondiali interessanti, oltre che da un punto di vista agonistico, anche
per conoscere nuove tecniche ed attrezzature.”
Non ci sono differenze sostanziali tra coloro che praticano il tree
climbing per sport e coloro che lo fanno per lavoro, le tecniche e le attrez-
zature per l’arrampicata sono le stesse, anche se le finalità sono senza
dubbio diverse. Basti ricordare che lo scopo dell’arboricoltore è rag-
giungere qualsiasi punto dell’albero e potersi muovere in piena
sicurezza per trattare la pianta. L’obiettivo delle competizioni sporti-
ve, invece, è raggiungere la cima, arrampicandosi sugli alberi nel
più breve tempo possibile. “Attualmente sono diverse centinaia le
persone che praticano il tree climbing in Italia – sostiene Marco
Rinaldi, climber arboricoltore ed esperto in tecniche di arrampicata
– tra quelli che lo fanno come principale attività lavorativa e quel-
li che lo praticano sporadicamente. La fascia di età va dai 18 ai 45
anni, anche se molto dipende dalla forma fisica di ognuno. Più si è
in forma e più si hanno quelle doti atletiche che permettono di
arrampicarsi sulle corde con una maggiore resistenza. È una pratica
largamente diffusa nel nord Italia – conclude Rinaldi – e in partico-
lare in Lombardia e in Veneto, anche se negli ultimi tempi si è
estesa anche nel Lazio, soprattutto a Roma, essendo una delle città
più alberate della nostra Penisola.” Si utilizza il lancio del sagoli-
no, che è ormai parte integrante della tecnica del tree climbing ed
è senza dubbio un metodo efficace per installare una corda in
cima ad un albero prima di arrampicarsi. Indipendentemente dal
metodo di risalita utilizzato, una volta arrivati al punto più alto è
necessario installare la falsa forcella e quindi la corda principa-
le. Questo protegge la corteccia dell’albero dai danni da
sfregamento e permette di avere un attrito minore e costante sul-
l’ancoraggio, rendendo meno faticosa la movimentazione in
pianta. La “bicicletta” rappresenta poi una vera rivoluzione nel-
l’arrampicata sulle palme. Chiamata così per via dei suoi due
cerchi metallici, questa attrezzatura brevettata pochi anni fa, offre una
grande sicurezza operativa e, al contrario dei tradizionali ramponi, non
danneggia lo stipite della pianta. Le piccole pedane, infatti, permetto-
no di salire in quota e di lavorare in piedi con minor fatica. © www.treeclimbing.it
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