Page 24 - Il Forestale n. 38
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L’ambiente non è un “affare” dei soli ecologisti. La Finanza
verde lancia segnali promettenti sulla via della sostenibilità,
anticipando e sollecitando l’intervento dei governi.
di Laura Castellucci
li ultimi “disastri” ambientali, dagli uragani Katrina in USA
al Kryll in Europa, dallo tsunami nell’oceano indiano
G all’ennesimo naufragio di nave porta veleni come la
e e e e Napoli nella Manica lo scorso gennaio, per non parlare della
latitanza dell’inverno, mettono a dura prova lo scetticismo di
t t t t tutti coloro che, in buona o cattiva fede, non vogliono
riconoscere le “responsabilità” dell’uomo in questi fenomeni.
n n n n Poiché questi “fatti” climatici si trasformano in “perdite”
economiche di grandi dimensioni, dovremmo chiederci se
e e e e possano essere evitate. Il clima è in continuo
movimento/mutamento e le leggi che lo regolano e che
i i i i diventano sempre più note agli scienziati, evidenziano come la
b b b b temperatura sulla Terra e come oceani, foreste, terre incolte e
concentrazione di alcuni gas nell’atmosfera sia ciò che regola la
coltivate emettano e assorbano tali gas. Ma a questa attività di
m m m m “emissione e cattura”, per così dire naturale, si è aggiunta
un’attività di “emissione senza cattura” da parte dell’uomo che
a a a a dall’industrializzazione in poi (iniziata alla fine del ‘700 in
Inghilterra, affermatasi nell’800 nell’Europa continentale e in
America, nel ‘900 in Italia e altrove e, in questo millennio in Cina,
India e altrove) ha scaricato nell’atmosfera le quantità di gas
riportati nella figura e si è moltiplicata al punto di passare da un
miliardo di abitanti nell’800 ai sei miliardi e 500 milioni attuali.
Difficile pensare che questi “repentini” cambiamenti non lascino
il segno sull’ambiente terrestre che ha tempi di aggiustamento
molto lunghi. Non resta che riconoscere la nostra “attiva
partecipazione” all’accumulo dei gas, prendere atto delle
conseguenze e mettere in pratica tutti i rimedi possibili sia per
ridurre emissioni e danni futuri che per rimediare a quelli passati.
L’industrializzazione, che ha consentito l’esplosione
demografica nel pianeta, ha però intensamente premuto
sull’ambiente naturale tanto da provocare gli evidenti problemi
odierni di insostenibilità. In altri termini, i modelli di produzione e
consumo adottati finora non sono più in grado di assicurare lo
sviluppo economico di una popolazione in continua crescita,
senza recare danni irreversibili al pianeta. Occorre che governi e
mercati mettano a fuoco cambiamenti da portare avanti. I
governi però, nonostante i loro compiti istituzionali di
salvaguardia degli interessi intra e infra generazionali, non si
sono dimostrati così solerti e al di là di molte dichiarazioni di
Il Forestale n. 38/2007 concretamente fatto ben poco se si fa eccezione del protocollo
principio, strette di mano e firme di trattati, hanno
di Kyoto, che impone di ridurre mediamente del 6% le emissioni
di gas serra del 1990 entro il 2012. Forse più “promettenti” sono i
segnali che emergono dal mercato finanziario che potrebbero,
non solo legarsi in maniera virtuosa alle iniziative tuttora limitate
e deboli dei governi, ma anche spingere produzione e
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