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storia e tradizioni


          mento, decise di riparare con la pro-  mata tra il Battisti ed un operaio fo-
          pria famiglia verso Gorizia, terra  restale volò qualche parola di trop-  Gli occhi della ragione
          natale anche della moglie Anasta-  po e forse anche un ceffone. La dis-       dedicato a Mario Battisti
          sia. Con altri forestali del Coman-  cussione fu generata da antichi
                                                                                      Solo gli occhi della ragione
          do, partì per la Romagna, dove al-  “rancori determinati dal fatto che la  hanno urlato contro l’infamia armata
          cuni colleghi si fermarono. Lui si  Guardia Scelta Battisti aveva agito     Solo gli occhi della ragione
          presentò invece al Comando fore-   in questioni di servizio come era suo  contro le canne di fucile senza sguardi.
          stale di Padova dove grazie all’in-  dovere” praticando “rilievi per in-  Cento occhi hanno visto il terrore,
          tervento dei colleghi trovò un al-  frazioni alle norme che regolano          barattando la loro vita
                                                                                        con ciotole di lacrime
          loggio di fortuna. L’eco della con-  l’attività della foresta”, così si leg-  tra le mani tremanti.
          fusa situazione al confine yugo-   ge in una chiara relazione dell’Am-
                                                                                    Il sangue delle vittime innocenti
          slavo, gli eccidi di italiani a causa  ministrazione forestale di Prato-  è come inchiostro sulle pagine della storia
          delle squadre titine indusse il Batti-  vecchio del 1946. Fu molto proba-   per ricordare alle coscienze
          sti, sospeso tra due fuochi, a desi-  bilmente questa la causa del            la crudeltà dell’uomo.
          stere dal viaggio a Gorizia. Tornato  definitivo trasferimento presso   Cento occhi non possono dimenticare
          nel novembre del 1945 a Badia,     l’Ufficio di Pratovecchio dove Bat-     lo sguardo di un eroe per caso
                                                                                         che non ha chiesto
          Battisti trovò il mondo cambiato.  tisti rimase fino al congedo avve-
                                                                                         nessun monumento.
          Come pure era cambiata la sua fo-  nuto nel 1949. Né mancò, forse, una
          resta, in parte rovinata da tagli abu-  certa amarezza per aver perso tutto                Angelo Ripaldi
          sivi che avevano però procurato    durante l’assenza forzata a Padova.  13 Aprile 2002
          tanto denaro  a chi aveva commes-  Da allora di Battisti si perdono le
          so quei veri e propri scempi. Ma   tracce se non nei ricordi stentati di
          Battisti era un uomo all’antica, tut-  alcuni libri di autori locali che però  nale o altro Ente si sia ricordato di
          to di un pezzo deciso a riprendere in  non riportano l’intervento per sal-  commemorare anche l’impresa del
          mano la situazione. Nel frattempo  vare i badiani. Nella lapide che ri-  Battisti. Lo stesso si può dire l’Am-
          era cambiata la vita, la società, i rap-  corda l’eccidio nazista non c’è trac-  ministrazione forestale dai cui atti
          porti umani. Un giorno durante una  cia di questo eroico atto. Né risulta  non risulta alcuna menzione del-
          discussione particolarmente ani-   che mai l’Amministrazione comu-    l’accaduto.



                                                        CHI ERA
            Mario Battistig, questo era il suo cognome originario almeno fino al 1925 quando optò per la forma italianizza-
            ta di Battisti, nacque a Gorizia il 27 giugno 1898 in pieno impero austro ungarico. Dopo aver frequentato le
            prime due classi di ginnasio nella città giuliana frequentò la Scuola di giardinaggio di Modling in Austria, una
            sorta di convitto per aspiranti forestali e dal 1916 al 1918, riformato alla leva militare, servì in qualità di giardi-
            niere nella tenuta di una principessa in Ungheria. Passato il ciclone della Prima Guerra Mondiale la famiglia di
            Battisti si ritrovò in territorio italiano. Nel 1919 venne assunto dalla Direzione delle Foreste Demaniali di Gorizia
            in qualità di alunno forestale, una sorta di operaio avventizio e in quegli anni prestò servizio in diverse località
            che oggi si trovano in territorio sloveno. Nel 1923, superato l’esame di stato, conseguì il diploma per la tutela
            boschiva ed il servizio tecnico ausiliare a pieni voti. Nel 1925 fu nominato sorvegliante forestale e nel 1927, fu
            incorporato nella Milizia Nazionale Forestale con il grado di milite. Dopo alcuni anni di servizio sempre nel gori-
            ziano, fu trasferito nel 1931 presso le foreste demaniali di Cecina e nel 1932 a Bibbona in provincia di Livorno.
            In quest’anno sposò Anastasia Coletti di Loqua, oggi in Slovenia, dalla quale ebbe due figli: Andreina nel 1937
            e Giuseppe nel 1937, oggi scomparso. Dal 1934 al 1936 fu a Metaleto nella foresta di Camaldoli (AR). Dal 1936
            all’ottobre del 1944 fu comandante della stazione forestale di Badia Prataglia, una frazioncina del Comune di
            Poppi situata nel cuore della foresta, posta lungo la strada che dal Casentino porta in Romagna. Qui Battisti in
            rappresentanza dell’Ufficio delle Foreste Demaniali di Pratovecchio era il vero padrone della foresta e si può
            dire anche del villaggio di contadini e boscaioli, visto che buona parte delle case e dei terreni sui quali sorge il
            paese sono tutt’oggi di proprietà del demanio forestale dello Stato. “Battisti era un appuntato della Forestale
            che comandava la stazione di Badia Prataglia e godeva di un’autorità e prestigio per il suo rigore, che, unito al
            timbro tedesco della sua voce (era di origine goriziana) era il terrore dei macchia. Quando non c’era il capita-
            no mi sembrava un generale” racconta il Dr. Piero Bronchi nel suo saggio: Alberi boschi e foreste nella provin-
            cia di Forlì.
            Dopo la guerra fu ordinato a tutti di rientrare alle sedi originarie di servizio e così anche Battisti con la sua fami-
            glia tornò a Badia Prataglia. Qualche mese dopo arrivò l’ordine di trasferimento per l’Ufficio delle Foreste
            Demaniali di Pratovecchio dove rimase fino al 1949, anno in cui cessò da servizio. Da allora visse a
            Pratovecchio fino al 1957 quando morì a causa di un male incurabile. Durante i primi anni successivi al con-
            gedo Battisti restò legato al mondo della foresta e fece qualche lavoretto per alcune ditte boschive, soprattutto
            stime forestali nelle quali era preparatissimo.




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