Page 178 - Rassegna 2022-3
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NANDO DALLA CHIESA




                  Di  conosce-
             re  personalmente
             problemi di scuola
             dei figli o di salute
             dei  familiari,  la
             disponibilità   di
             televisori  o  di
             medicinali  o  di
             munizioni      in
             caserma, o ragioni
             urgenti di trasferi-
             mento di sede. Ho
             trovato bloc notes
             pieni   di   suoi
             appunti di viaggio.
             Perfino di un viag-
             gio  a  Lampedusa.
             E mi sono chiesto   Palermo, 1982. Il Generale dalla Chiesa nelle vesti di Prefetto durante
             quanti comandan-               un incontro con gli studenti del capoluogo.
             ti,  anche  validi,  si   (Fonte: Archivio privato Generale Michele Di Martino, Palermo. Raccolta fotografica)
             sobbarcassero queste fatiche, addirittura viaggi di due giorni per visitare una sta-
             zione, per conquistare una conoscenza profonda del territorio e degli uomini,
             anzi della “grande famiglia dell’Arma”.
                  Perché anche questo concetto restava sullo sfondo, ossia il dovere di un
             comandante di costruire un clima partecipativo, di rafforzare il senso di identità
             collettiva e di appartenenza dei suoi uomini e delle loro famiglie. La sua azione di
             comando era dunque poliedrica, perseguendo contemporaneamente più fini, tra
             loro  intimamente  interrelati.  Controllare,  incoraggiare,  proteggere,  accogliere,
             motivare, formare, indirizzare, insegnare (“Lei”, chiese durante l’intervista televi-
             siva a Enzo Biagi del 1981, “se l’immagina un maresciallo dei carabinieri che non
             sa che cos’è la mafia?”), aiutare.
                  Anche punire, per impedire accidie e degenerazioni, se del caso. Un’azione
             di comando nutrita del rispetto quasi sacro per la figura del maresciallo o dell’an-
             ziano appuntato, su cui sapeva bene che si fondavano la forza inimitabile e anche
             il prestigio popolare dell’Arma. Ma anche nutrita dell’affetto quasi paterno verso
             i più giovani, che hanno “lo sguardo pulito”. Che lo portò a dire, sempre a Biagi,
             che la sua storia, che non era stata “una favola”, “ambisco solo a raccontarla ai
             più giovani della mia Arma”.

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