Page 253 - Rassegna 1-2016
P. 253
CONFERENZA DI DON LUIGI CIOTTI
è articolato in oltre 40 attività di natura sociale e assistenziale. Ma Don Ciotti
non ha fermato la sua rivoluzione culturale solo a Torino, infatti nel 1995 dopo
le stragi di Capaci e di via d’Amelio decide di concentrare le sue energie nella
lotta contro le Mafie e dà il via alla fondazione di “Libera. Associazioni, nomi
e numeri contro le mafie”, oggi punto di riferimento per oltre 1.600 realtà
nazionali e internazionali (fra cui diverse sigle del mondo dell’associazionismo,
della scuola, della cooperazione e del sindacato).
Don Ciotti parla con semplicità ai giovani Ufficiali e racconta delle sue origini,
si schermisce dagli eccessivi complimenti e rilancia raccontando con esemplare
e tagliente ironia della sua “modesta” laurea in “scienze confuse”.
É un vortice di emozioni per la platea quando parla dell’etica, non solo come
traguardo ma come vero e proprio stile di vita da affrontare con tutta l’intensità
necessaria per essere ciascuno protagonista del cambiamento indispensabile e
irrimandabile di cui il nostro Paese ha bisogno. Racconta le storie dei protago-
nisti della lotta alle mafie e li ricorda con passione proprio a ridosso del prossi-
mo 21 marzo che Libera ha dichiarato “Giornata della Memoria e
dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie”. Così
Don Luigi, si infervora sulla disparità di trattamento delle vittime della crimina-
lità organizzata e rammenta a tutti che «La memoria deve diventare impegno, non
parole di circostanza.»
Gli fa eco il Comandante della Scuola il Generale Vittorio Tomasone che ha
voluto, proprio in questa occasione speciale, ricordare il suo collega di corso il
Cap. Mario D’Aleo, caduto con i suoi carabinieri, a soli 29 anni, sotto la violen-
za della barbarie mafiosa il 13 giugno del 1983.
Proprio allora, don Ciotti, si sofferma ad indicare, un orizzonte per quanti hanno
il privilegio di essere Carabinieri ed evoca i sentimenti migliori con un’immagine:
“Le cose belle non fanno rumore”, come il sole che sorge o un fiore che sboccia,
la vita di un Carabiniere non deve fare rumore, ma deve rappresentare la gioia,
silenziosa e sobria, per sé e per gli altri, di servire il proprio Paese.
L’abbraccio della platea è inevitabile e si trasforma in lungo applauso commo-
vente, mentre Don Luigi si muove per l’aula magna della Scuola a stringere le
mani di tanti giovani Ufficiali, quasi a voler depositare nelle loro mani quel seme
che dovrà germogliare “senza fare rumore”.
251

