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cultura
sono implacabili e l’organizzazione
ecologica è identica alla nostra, do-
ve la magia può, in ogni caso, solo ri-
mandare l’opera del Tempo come ac-
cade nei regni elfici. Tolkien è un
ecologista bioregionalista: nel suo
universo ogni popolo è profonda-
mente legato alla terra che abita, e a
quella fanno riferimento le sue incli-
nazioni e peculiarità. Non si può pen-
sare ai nani senza che l’immagine
evochi ampie sale lucenti di gemme
nelle profondità dei loro reami; e non
si può pensare alla loro robusta co-
stituzione e al loro carattere duro co-
me la pietra delle montagne che sca-
vano incessabilmente, senza che
queste montagne compaiano nella
nostra mente. Non si riesce a separa-
re la figura luminosa, allo stesso tem-
po forte ed eterea, di un elfo dal ver- Per lo scrittore inglese creatore di universi fantastici la natura non ha solo un valore oggettivo, ma in-
de della foreste di una Terra giovane carna il ruolo di “luogo” dove le particolarità si inseriscono nel mosaico dell’universo.
e incontaminata, così come la sua vo-
ce ci ricorda il melodioso scrosciare l’Universo, si perde di vista l’armo- tenzione che rappresenta la rivolu-
dell’acqua cristallina di un ruscello nia del Tutto e si ha la presunzione di zione nella struttura narrativa opera-
di montagna. poter governare l’Uomo e la Natura ta dal romanzo fantasy, dove il mon-
Gli allegri hobbit s’identificano attraverso la tecnica. Ma così si per- do “subcreato” deve risultare assolu-
totalmente nell’ordinata campagna de di vista il fine ultimo piegato alla tamente logico: non per nulla Tolkien
della Contea. In questo modo la stra- logica dei mezzi. E il bianco si spez- viene considerato il più grande ar-
da percorsa dai personaggi delle sto- za nella pluralità dei colori primari. chitetto di universi fantastici. Questo
rie, e dai lettori con loro, attraversa Tra il bene e il male non sono possi- ci aiuta a comprendere quanto la Na-
non solo una natura originaria e per- bili zone grigie: questo è il destino di tura, per Tolkien, non abbia solo va-
fettamente descritta, bensì evoca, Saruman, capo del Consiglio degli lore in sé ma incarni piuttosto il ruo-
con la magia del simbolo, la presen- Istari, presunzione e superbia gli han- lo di “luogo” dove le particolarità
za sensibile dei popoli ad essa legati no fatto dimenticare la sua missione, s’inseriscono nel mosaico dell’Uni-
dalla loro stessa essenza: “È buio, ma quella di custodire e proteggere. In- verso. Elrond, Dama Galadriel sono
non notte completa - disse Ghan - vece di fermarsi ad ogni passo a ri- esseri possenti ma temono anche so-
Quando il Sole esce, noi lo sentiamo flettere se il suo cammino fosse con- lo di posare lo sguardo sull’anello. In
anche se è nascosto”. Gli Uomini Sel- forme al codice che aveva scelto e al- tutta la Terra di Mezzo esiste una so-
vaggi che vivono nelle profondità le leggi del Mondo, ha preferito la creatura che non può essere sfio-
della foresta Druadana ne sembrano imboccare sentieri tortuosi pensan- rato dal suo potere: il silvano Tom
essi stessi parte, ne sentono i cam- do, con la sua ragione e la sua volon- Bombadil che nella natura è immer-
biamenti come non riuscirebbero a tà, di poter piegare il Cosmo e la Na- so, della natura fa parte e nella natu-
fare altrove, e pensare a loro porta tura, di potervi sovrapporre il proprio ra trova compimento. Potere e ric-
inesorabilmente a “vedere” quella “progetto”, ma la Natura non sop- chezza sono per lui categorie senza
foresta antica quanto il mondo. Allo porta di essere sfruttata e avvelenata: significato, la vita ha senso in se stes-
stesso modo il “nemico” odia la na- le acque troppo compresse finiscono sa per il solo fatto di essere vissuta,
tura, la bellezza del Creato e vuole ri- per travolgere ogni diga. Un discor- semplicemente. La contemplazione
durre il mondo ad una “unità” dove so a parte, infine, va fatto sugli Ent, i della Natura e del Creato permettono
tutto è uguale e senza più identità. Pastori di Alberi, che solo un sottilis- di comprendere il proprio posto e il
Tolkien ci mette in guardia contro gli simo confine separa dal far parte del- proprio ruolo. Un po’come San Fran-
eccessi della tecnica e di uno scienti- la natura sullo sfondo, giacché pos- cesco, o un monaco Zen o un Sufi: es-
smo fine a se stesso. Basta guardare sono divenire vere e proprie piante sere nel Mondo senza essere del
alla storia di Saruman: spingere il qualora perdono la voglia di vivere o Mondo, percorrerne liberamente i
proprio sguardo fin dentro all’abisso diventano troppo sonnolenti, come sentieri, fare del viaggio la propria vi-
può essere molto pericoloso, perché Finglas-Ciuffofoglio. È questo po- ta. Passo, respiro e pensiero.
allora anche l’Abisso getta il suo polo al confine tra umano e vegetale L’Anello del potere? Un inutile
sguardo dentro di noi. Intrappolati che manifesta meglio di ogni altro la monile luccicante.
nella ricerca del nesso tra le cose, nel- particolarissima attenzione che Tol-
la regolarità delle leggi che guidano kien mostra verso la natura, un’at- SALVATORE SANTANGELO
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