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LE NUOVE SFIDE NELLA GESTIONE DELLE CRISI INTERNAZIONALI
Le loro competenze sinergicamente si completano spaziando dall’aspetto
legale, a quello umanitario e di sicurezza generale . Tutti si esprimono in un
inglese fluente e tecnicamente adatto alle circostanze . La guida della missione è
affidata ad una ragazza dell’università che non palesa alcun imbarazzo ad impar-
tire direttive e raccomandazioni ai coetanei militari; il Capo di Stato Maggiore è
un giovane studente ugandese, disinvolto e compreso nel suo ruolo. Alcune
sezioni sono più tecniche di altre. Così ad esempio , dove si preparano i piani di
contingenza, vi è una maggioranza di ufficiali italiani affiancati da colleghi greci.
Su tutti vigilano i tutor delle università che rappresentano i tre Atenei coinvolti.
Il cambio immagine sui monitor ci restituisce la visione dell’area addestra-
tiva di Longare. Si vedono alcune stradine laterali, convergenti sulla piazzetta
presidiata, dove piccoli nuclei di militari dell’Esercito, distinguibili per le unifor-
mi vegetate, gli elmetti in kevlar coperti da calottine policrome e le armi lunghe
hanno costituito, utilizzando i veicoli tattici, dei checkpoints temporanei. Tra
loro ci sono anche i ragazzi delle università che osservano l’andamento delle
operazioni. Siamo sul perimetro della green box , cioè sull’inviluppo di quei
punti critici che materializzano la cinturazione dell’intera area. Qui la compo-
nente pesante (green) del dispositivo fornisce sicurezza “diretta” ed “indiretta”
alle forze di polizia (blue), operanti al suo interno.
I momenti successivi sono concitati: la folla di manifestanti inizialmente
grida slogan contrari alla presenza delle forze dell’ordine, successivamente lan-
cia oggetti che raggiungono lo schieramento ed infine attacca.
Tutto si svolge sulla base di una sceneggiatura dettata da anni di esperien-
za sul campo , sia in Patria sia all’estero. Le “attivazioni” e le risposte non sono
differenti da quanto è accaduto realmente in tempi a noi vicini in Bosnia,
Kosovo, Libano ed Afghanistan. Stavolta però non si è improvvisata una colla-
borazione dell’ultimo minuto tra le componenti sul campo ma il tutto è stato
studiato in funzione di una più stretta cooperazione, operativa e procedurale,
tra tutti i rappresentanti di una ipotetica missione internazionale.
Quei ragazzi potevano essere, ed in futuro lo saranno, funzionari ONU,
OSCE o di qualche organizzazione non governativa . La loro missione potreb-
be essere umanitaria o mirata, ad esempio, al monitoraggio del corretto anda-
mento delle elezioni.
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